Sinistra e Libertà, esisti ancora?

di Massimiliano Smeriglio
Martedì, al confine del Brennero, la Coldiretti ha organizzato una manifestazione sacrosanta per la tracciabilità di cibi e latte e per la difesa delle produzioni locali di qualità. Alla manifestazione ha partecipato il ministro della Repubblica Luca Zaia; il responsabile delle politiche agricole è riuscito a farsi acclamare coniugando alla perfezione l'idea del governo promotore, l'idea del governo che prende parte e che si schiera apertamente con un blocco sociale. Dov'è la notizia? intanto sfido chiunque a ricordarsi il nome del ministro delle politiche agricole del governo Prodi, ma soprattutto chi ha memoria di ministri di centro sinistra, di sinistra o comunisti in grado di stabilire una connessione sentimentale e materiale con una qualsiasi parte del Paese? Non esiste...
... non esiste perché nessuno da questa parte della barricata ha più lavorato in maniera seria alla definizione del blocco sociale sapendo riconoscere l'interesse particolare. Certo, la retorica sul lavoro dipendente, o meglio sulla classe operaia (come se fosse unica al di là del contesto regionale o del tipo di contratto applicato alle singole persone) ma nulla che andasse oltre la generica litania identitaria, senza inchiesta e senza prospettiva perché manchevole del piano pragmatico.
E anche sul piano simbolico il ministro leghista non scherza. «L'unica multinazionale che difendo è quella dei contadini» - ha detto - oppure «siamo l'unico partito laburista italiano» e potremmo continuare. Zaia è un ministro competente, ha le idee chiare, sa come e dove cercare le risorse europee per difendere la sua gente dalla globalizzazione e dalla crisi della globalizzazione.
Ha fatto, come gran parte dei leghisti, la giusta trafila per arrivare a svolgere il ruolo di ministro: consigliere comunale nel suo piccolo comune, consigliere provinciale, assessore, presidente della Provincia, vice presidente della Regione veneto. Zaia fa parte di un partito che ha un capo carismatico, una cultura politica, un universo simbolico e un piano pragmatico con cui entra in connessione e attraversa la comunità operosa del nord e, ormai, del centro del Paese. Insomma la Lega ha imparato molto dalla sinistra che fu, sarebbe bene che la sinistra che non c'è riflettesse su la spregiudicatezza, il vincolo d'interessi e la selezione dei gruppi dirigenti che la Lega è in grado di praticare.
Ma soprattutto Sinistra e Libertà cosa ha detto sulla vertenza Coldiretti, sulla tracciabilità e la difesa delle produzioni locali e della qualità alimentare?
Lunedì il mondo dello spettacolo si è ritrovato, centinaia e centinaia di persone, sotto Montecitorio per protesta contro i tagli al Fus (Fondo Unico per lo Spettacolo). Cerano registi famosi (Virzì, Nanni Moretti) e meno famosi, attori, caratteristi, maestranze, produttori, sindacati e tanta gente comune. Insomma anche qui un piccolo blocco sociale e culturale che, in particolare a Roma, rappresenta una vera e propria industria con cui vivono migliaia di persone. Un pezzo di società in movimento che, ben oltre la retorica dei movimenti sociali, si organizza su di un interesse concreto e di parte e magari fa derivare dalla difesa sindacale anche una idea di cultura e di produzioni audiovisive. Un movimento vero, di persone vere che si mobilitano a partire dal loro particolare. Anche qui la stessa domanda, come e su quale piano Sinistra e Libertà ha interloquito con questa mobilitazione?
Due giorni fa Peppino Englaro e Renato Nicolini, per vie e traiettorie diverse, decidono di dare battaglia dentro il Congresso del Pd. Oltre ad augurar loro buona fortuna, forse dovremmo interrogarci non tanto sulla notizia che c'è ma su quella che manca e cioè se è possibile assistere ad un esodo di queste proporzioni e qualità e mantenere la medesima ambizione di costruire nella società italiana Sinistra e Libertà? Che sforzi abbiamo fatto per convincerli a scegliere una strada diversa? O eravamo troppo indaffarati nella partita a scacchi tra i microrganismi proprietari del logo presentato alle elezioni europee?
Non c'è incontro, assemblea, riunione in cui qualcuno non si alza e chiede tra ottimismo e frustrazioni: «Sì, va bene, ma Nichi che dice?», «Perché Nichi non interviene sulle questioni politiche?», «Che pensa Nichi?», «Ma lo sa Nichi che così non reggiamo a lungo?».
Niente, Nichi non dice nulla, Nichi è lontano e non piglia parte nella contesa quotidiana per la costruzione di un nuovo soggetto politico. Nichi non c'è, Bertinotti non si sa bene cosa pensa, Mussi si è ritirato, rimane qualche raro generoso volontario sparso per il Paese e un gruppetto di uomini e donne buoni per tutte le stagioni che ancora devono elaborare il lutto di aver perso tutto il potere e gran parte della credibilità. Somigliano al Gasmann dei Soliti ignoti, simili al pugile suonato pronto a montare la guardia ogni volta che sente qualcosa che si avvicina ad un gong e che solo alla fine del film si renderà conto di come «M'hanno rimasto solo». Muta sulla vicenda delle produzioni locali, assente dalle mobilitazioni del mondo dello spettacolo, manchevole di un progetto di società in grado d'interloquire con personalità come Peppino Englaro e Renato Nicolini, indifferente agli esodi dalla politica ed alle diserzioni, incapace di esprimere un piano simbolico e di indicare un blocco sociale di riferimento e quindi una politica, evanescente sul tema di una leadership scelta democraticamente. Una leadership in grado di decidere in fretta e di stare nell'agone quotidiano dello scontro politico. E' vero che i grandi media ci ignorano, è vero anche che ci ignorano perché nessuno parla e perché spesso non abbiamo nulla da dire. Senza la volontà di esserci è normale che tutto si riduca ad un gioco delle parti tra Pd e Pdl, così come diventa naturale per i giornali di sinistra, immagino anche per L'altro, occuparsi dell'unica cosa che esiste, cioè il congresso del Pd. Siamo già ai tempi supplementari, senza un moto d'orgoglio collettivo da far detonare prima dell'assemblea nazionale di settembre, città per città (come è avvenuto a Genova e come avverrà nei prossimi giorni a Roma) luogo per luogo particolare per particolare (e non per vocazione basista ma perché non vi è altra strada), Sinistra e Libertà non sarà più un progetto politico ambizioso ma un patto di sindacato tra poche persone, un logo elettorale da esibire e da scambiare al mercato della peggiore politica. E visto che non esiste alcun gruppo dirigente riconosciuto come tale, Sinistra e Libertà è nelle mani di tutti coloro che hanno a cuore queste due splendide parole. Non sprechiamo anche questa occasione.
Massimiliano Smeriglio







