venerdì, 24 ottobre 2008
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venerdì, 24 ottobre 2008

Scuola e università, la protesta non si ferma

Perla Pugi,   23 ottobre 2008, 20:05

Scuola e universit�, la protesta non si ferma Mobilitazione     Un'altra giornata di mobilitazione in tutta Italia, dove cresce di ora in ora il numero degli istituti superiori e delle facoltà occupate o autogestite. Cortei spontanei degli studenti invadono le piazze: a Roma, davanti al Senato, una manifestazione esorta il governo ad un dietrofront. Insieme agli alunni, anche gli insegnati, i rettori, i presidi



Le proteste sono iniziate già di buon'ora, stamattina (giovedì, ndr), in tutte le città italiane, mentre le scuole occupate e autogestite aumentano a vista d'occhio. Alcuni cortei spontanei, nella Capitale, hanno bloccato i quartieri di Primavalle e San Giovanni. Gli studenti dei licei Pasteur, Cartesio, Gassman, Tacito, Einstein Russell, De Chirico e dell'istituto magistrale Margherita Di Savoia sono scesi in piazza, mandando in tilt il traffico cittadino in diverse zone. Una parte della mobilitazione ha avuto come teatro piazza Colonna, dove circa trecento studenti hanno protestato davanti a Palazzo Chigi. Un fiume colorato di striscioni e slogan che, scortato dalle forze dell'ordine, si è poi diretto verso Palazzo Madama, dove confluiva il corteo partito nel primo pomeriggio dall'università La Sapienza.

Una protesta dove l'incertezza del futuro non si abbina al repertorio ideologico classico, fatto di anni '70 e di vecchie parole d'ordine, anche se resta un'eredità di fondo: la convinzione che la scuola debba rimanere pubblica e libera. Ci spiegano Alessio Zaccardini e Gianluca Grasselli, entrambi al quinto anno del liceo scientifico G. Peano, quale sia il senso della mobilitazione che dilaga in tutta Italia. "Siamo contro i tagli ai fondi delle università pubbliche perché mettono a rischio il nostro futuro universitario". Gli atenei, infatti, per sopravvivere dovranno aumentare le tasse e "noi studenti, non potendo sostenere i costi, saremo costretti ad abbandonare gli studi. Non ci sarà più un diritto all'istruzione per tutti". Ma è l'idea che l'università si trasformi in appendice dell'impresa a non convincerli. "Con l'introduzione delle fondazioni all'interno delle facoltà anche i campi di ricerca verranno pilotati da interessi economici di privati e verrà negata la libertà scientifica", ci spiegano. I due liceali, tutt'altro che impreparati, ci tengono ad aggiungere che la protesta nazionale "non è una mossa di gruppi nullafacenti ma una forma di ribellione organizzata, senza violenza, in modo pacifico e produttivo". Per questo motivo, nel liceo Peano hanno deciso di continuare "il percorso di studio senza cessare la nostra protesta, coinvolgendo anche i professori". E' forse in questo ruolo giocato dal corpo docenti che si ravvisa uno dei tratti distintivi di questa nuova stagione di fermento del mondo dell'istruzione, dove studenti e insegnanti sembrano schierati su un fronte comune che li vede entrambi coinvolti.

Altrettanto caratteristico l'asse nato, per esempio a Brescia, fra sinistra e destra: una circostanza che dice molto di cosa comporti per la scuola il decreto del governo. Forza Nuova ha infatti reso noto che per una volta il Movimento studentesco (sinistra) e Lotta studentesca, l'associazione a cui è legata Fn, "si stringono la mano per manifestare uniti contro la riforma Gelmini". Dopo la decisione del presidente Berlusconi di reprimere le proteste con la forza, Lotta Studentesca fa sapere che "sarà in prima linea per combattere insieme agli studenti di sinistra per il futuro di noi giovani". "Noi difenderemo con le unghie e con i denti la natura pubblica della scuola. Riteniamo, infatti, che in epoca di crisi economica gli investimenti debbano essere principalmente sui giovani", sostengono gli attivisti dell'organizzazione.

La mappa delle mobilitazioni coinvolge tutto lo Stivale: dal Nord al Sud, comprese le isole, cresce di ora in ora il numero degli istituti superiori e universitari occupati o autogestiti, mentre cortei e manifestazioni si moltiplicano in tutte le piazze italiane in modo spontaneo. A Roma, si diceva, il corteo partito da La Sapienza ha visto protagonisti migliaia di studenti che si sono riversati davanti a Palazzo Madama dove era in discussione la riforma. Erano in 20mila circa, provenienti dai diversi istituti capitolini e di diversa età, a radunarsi sotto lo striscione "Noi la crisi non la paghiamo", slogan divenuto il leit motiv della protesta nazionale e partito proprio dalle facoltà occupate della prima università di Roma.

A Milano è la facoltà di Scienze politiche ad attivarsi coinvolgendo anche il corpo docente. Il preside Daniele Checchi, intervenendo alla riunione del consiglio di istituto ha dichiarato come "nella grave situazione in cui versa l'università le parole di Berlusconi non fanno altro che scaldare il clima" e ha proposto ai propri colleghi e al consiglio di votare una mozione "che esprima una protesta pacifica" e di coinvolgere in questo anche gli studenti per evitare rendere l'università un campo di battaglia. Tra le lezioni interrotte e le manifestazioni, Checchi ha proposto "una giornata in cui le lezioni siano sospese con momenti di didattica condivisa". Nel primo pomeriggio, alle 15 circa, un gruppo di studenti ha interrotto la discussione del consiglio e ha proposto il blocco della didattica con lezioni alternative per tutta la settimana seguente. Acclamati dalla platea sono usciti dichiarando: "Non vogliamo interrompere una votazione democratica".

Sessanta istituti superiori napoletani sono invece occupati, autogestiti od ospitano quotidinamente assemblee permanenti. In Campania hanno raggiunto quota 120 gli istituti in mobilitazione e continua l'occupazione della sede centrale dell'università Orientale, mentre stamattina il Senato accademico del secondo ateneo di Napoli ha deciso di sospendere le lezioni e di convocare un'assemblea generale. Il Senato ha esposto, insieme al consiglio d'amministrazione, una mozione contro la politica del governo Berlusconi. È notizia di ieri (mercoledì, ndr) che il rettore Franco Rossi ha fatto appello a non inviare la polizia nelle scuole e facoltà occupate.

La protesta barese invece esce dalle aule universitarie per entrare nel consiglio comunale. Il sindaco Michele Emiliano e i consiglieri hanno incontrato oggi i sindacati della scuola e il movimento di studenti medi e universitari in una seduta straordinaria nell'Istituto Majorana. Il "coordinamento stop 133" ha intenzione di chiedere al consiglio di appoggiare il ritiro immediato della legge 133 e rivolgerà un appello alle forze dell'ordine per chieder loro di non mettere in atto la linea dura prospettata ieri dal premier. Nelle università, nel frattempo, le lezioni si alternano ad assemblee informative ed organizzative.

"Le occupazioni si fermeranno solo quando ritirerà il decreto 137", ha ribattuto Roberto Iovino, coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti. La Rete degli studenti medi conferma, invece, la propria disponibilità al dialogo, ma alla sola condizione che il ministro metta in discussione tutto l'impianto alla base dei provvedimenti e non solo parte di essi.

Nel frattempo anche le segreterie nazionali di Flc Cgil, Cisl Università, Cisl Fir e Uil Pa-Ur si stanno muovendo per avere una convocazione dal responsabile di viale Trastevere per discutere di una riforma che, dicono, sta "minando seriamente il futuro istituzionale dell'Università, degli Enti di ricerca e delle strutture Afam". Se il ministro non acconsentirà all'incontro, avvertono, saranno attivate tutte le procedure per indire il 14 novembre lo sciopero generale dell'Università e degli Enti di ricerca. Tra le altre iniziative di mobilitazione, in programma due sit-in nella Capitale: il 28 ottobre di fronte al ministero dell'Agricoltura, il 5 novembre davanti al ministero dell'Istruzione.

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venerdì, 24 ottobre 2008

Berlusconi smentisce Berlusconi

Frida Roy,   23 ottobre 2008, 17:50

Berlusconi smentisce Berlusconi     Forse ha ragione Epifani nell'affermare che "ci voleva la Cina per far rinsavire il presidente del Consiglio", probabilmente l'ennesimo dietrofront del premier, che ha negato di aver mai chiesto l'intervento della polizia contro gli studenti, è dovuto ad un pressing interno al Pdl e dalla sopraggiunta consapevolezza che la protesta non si ferma davanti alle minacce. Dal Viminale si attendono le decisioni di Maroni e la Gelmini accetta di incontrare le rappresentanze studentesche



Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non ha detto né ha mai pensato di inviare la polizia contro gli occupanti di scuole e università. No, non è uno scherzo. E l'ennesima presa in giro a cui ci sottopone il presidente del Consiglio in perenne crisi d'identità.
Stavolta, non pago della gravità delle dichiarazioni rilasciata appena ieri, il cavaliere ha deciso di compiere la solita inversione di marcia addirittura da Pechino, in una conferenza stampa trasmessa da Skay.
"Io -ha affermato- non ho mai detto né pensato che la polizia debba entrare nelle scuole. Ho detto invece -ha aggiunto- che chi vuole è liberissimo di manifestare e protestare, ma non può imporre a chi non é della sua stessa idea di rinunciare al suo diritto essenziale".
E poi la rivelazione: "Accade di frequente, anzi molto spesso - ha detto ancora Berlusconi - che io non riesca a riconoscermi nelle situazioni che ho vissuto da protagonista. Posso perciò parlare di un divorzio tra la realtà di quanto da me vissuto e la realtà che raccontano i giornali".

A "divorziare dalla realtà" deve essere stato anche Palazzo Chigi che nella informazione sulla conferenza stampa tenuta da Berlusconi insieme alla ministra Gelmini, sul sito internet ufficiale scrive tra l'altro che "il presidente del Consiglio convocherà oggi (ieri,n.d.r.) il ministro dell'Interno Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine perché l'ordine deve essere garantito. Occupare è una violenza contro le famiglie, contro le istituzioni e lo Stato che deve svolgere il suo ruolo garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle scuole".

Sempre da Pechino - testimone Skay - Berlusconi ha spiegato che sì, aveva parlato di interventi ma non di polizia ma di "opportune azioni di convincimento e ne ho in mente qualcuna molto spiritosa". Richiesto di spiegare di cosa si tratta il premier si è però limitato a un "non le dico, altrimenti farei i titoli".

"Ci voleva la Cina per far rinsavire il presidente". Il leader della Cgil, Guglielmo Epifani, commenta così il tentativo di chiarimento da parte del presidente del Consiglio mentre il Partito democratico in una nota diramata alle agenzie di stampa sottolinea come la carica di presidente del consiglio richieda "senso dello Stato, rispetto del dissenso e controllo della parola e di sé stessi". Berlusconi, prosegue la nota del Pd, "smentisce oggi parole pronunciate ieri davanti a decine di telecamere e ascoltate da tutti gli italiani". E non è certo una novità di cui meravigliarsi. "Dopo aver annunciato la chiusura dei mercati a causa della grave crisi finanziaria, smentito poi addirittura dalla Casa Bianca, dopo aver invitato ad acquistare azioni di specifiche società quotate, dopo aver detto che la crisi finanziaria non avrebbe avuto effetti sull'economia reale, smentendosi il giorno dopo, il presidente del Consiglio su un argomento così delicato - conclude il Pd - si comporta in maniera intollerabile per chi ha simili responsabilità evidentemente per lui sproporzionate".

È chiaro che a costringere Berlusconi all'ennesimo passo indietro c'è lo zampino di An. Quello di Berlusconi "è un monito, ma penso non ci sarà mai un seguito. E ci starei male se ci fosse...", aveva detto il ministro della Difesa, Ignazio La Russa e anche il sindaco di Roma, già nei giorni passati, aveva difeso le prerogative degli studenti che vogliono manifestare. D'altra parte la protesta contro il decreto taglia fondi è di casa anche tra i giovani della destra. Se gli esponenti del PdL si mischiassero ai contestatori scoprirebbero che non ci sono solo ragazzi e ragazze "strumentalizzati" dalla sinistra, ma anche tanti docenti, tante famiglie, elettori anche del centro destra perché quella della scuola è una questione centrale.
Così, quella di oggi, mentre la protesta di piazza si gonfia sempre di più, sul fronte politico si profila come una giornata dedicata alle dichiarazioni concilianti in attesa che il ministro dell'Interno Roberto Maroni, nella riunione convocata alle 17 al Viminale, decida quali misure effettivamente adottare a fronte delle occupazioni.
Lo stesso ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha aperto al dialogo: "Convocherò da domani, una per una, tutte le associazioni degli studenti e dei genitori per aprire uno spazio di confronto. Ad una sola condizione: che si discuta sui fatti", ha detto intervenendo in aula al Senato.

E proprio a palazzo Madama, con 122 favorevoli e 155 contrari, la maggioranza ha bocciato la richiesta, avanzata dal Partito democratico, di non passare all'esame degli articoli del decreto Gelmini. Per il Pd mancherebbe al provvedimento la copertura finanziaria, la richiesta è stata sostenuta dagli altri gruppi di opposizione. L'aula ha quindi avviato l'esame del provvedimento, sul quale stamattina si è conclusa la discussione generale.
"Poche idee, molta arroganza: non credo sia questa la chiave", ha attaccato il ministro ombra dell'Economia del Pd, Pierluigi Bersani. "Rispettare la legalità è un dovere, protestare civilmente è un diritto. Vale per gli studenti, ma anche per il presidente del Consiglio", ha sottolineato il presidente vicario dei deputati Udc, Michele Vietti. Per l'Unione di Centro, ha aggiunto, "l'istruzione è una priorità. Ben vengano le riforme, ma non se si realizzano solo con i tagli".

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