martedì, 19 febbraio 2008

Incendiato il Coming Out

J.M.,   18 febbraio 2008, 18:12

Incendiato il Coming Out Omofobia     Fiamme nella notte nello storico locale di Via di San Giovanni in Laterano a Roma, punto di riferimento della comunità gay, lesbo e trans della Capitale, probabile l'origine dolosa. La denuncia dell'Arcigay: "un gesto orribile che ci sconvolge ma non ci spaventa". Previsto per venerdì un sit in di protesta



Il Coming Out brucia nella notte di Roma. Lo storico locale di via San Giovanni in Laterano di fronte al Colosseo, punto di riferimento della comunità lesbo, gay e trans della Capitale, è semidistrutto: vetri in frantumi, fumo ovunque.
La probabile matrice dolosa dell'incendio fa divampare, insieme alle fiamme, la rabbia per l'ennesimo attacco di stampo omofobo. Parla Fabrizio Marrazzo, presidente della sezione romana dell'Arcigay:  "colpire il Coming Out, che è tra i luoghi simbolo per la comunità gay romana e cuore della Gay Street di via di San Giovanni in Laterano", afferma Marrazzo, "vuol dire ostacolare la visibilità delle persone lesbiche, gay e trans, costringendoci all'anonimato e al silenzio".

Ma non è la prima volta: "da tempo", spiega il presidente dell'associazione, "abbiamo denunciato azioni omofobe contro la GayStreet, la strada in prossimità del Colosseo dove da anni si radunano migliaia di Lesbiche Gay". E tuttavia, "la GayStreet di Roma è diventata un simbolo di civiltà e contatto tra la città e la nostra comunità". Il gesto, quindi, preoccupa ma non spaventa: "non ci faremo impaurire da tali azioni e chiediamo il supporto della Polizia e delle autorità locali per garantire la sicurezza dei nostri locali e dei cittadini lesbiche, gay e non solo che frequentano tale strada".

Alla comunità lgbt è arrivato il sostegno di esponenti del mondo politico capitolino. Solidarietà viene espressa da Giulia Rodano, assessore regionale alla Cultura: "se le indagini confermeranno la matrice dolosa di quanto accaduto", afferma la Rodano, "l'incendio rappresenta l'ennesimo campanello d'allarme di quell'attacco ai diritti individuali e al rispetto democratico delle diversità che sta contrassegnando, purtroppo, il clima sociale e politico degli ultimi mesi".

Per venerdì 22, alle 22.30 è previsto un sit-in di protesta. E i proprietari del locale assicurano che presto saranno pronti a riaprire i battenti.

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venerdì, 15 febbraio 2008

Non siamo cose nè boia

***,   14 febbraio 2008, 19:57

Non siamo cose n� boia     Parte via web un appello ai leader del centrosinistra per dare una risposta all'offensiva clericale contro l'aborto e la norma che lo regola. Si può firmare all'indirizzo www.firmiamo.it/liberadonna



Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!

L'offensiva clericale contro le donne - spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.

Con l'oscena proposta di moratoria dell'aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere "cose", terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere.

Lo scorso 24 novembre centomila donne - completamente autorganizzate - hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l'arroganza ipocrita di "difendere la vita". Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi - da qualunque pulpito provengano- di mettere a rischio l'autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l'ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.

Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l'obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l'accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l'insegnamento dell'educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).

Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi".

Ecco le prime firmatarie: Simona Argentieri; Natalia Aspesi; Adriana Cavarero; Isabella Ferrari; Sabina Guzzanti; Margherita Hack; Fiorella Mannoia; Dacia Maraini; Alda Merini; Valeria Parrella; Lidia Ravera; Elisabetta Visalberghi

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giovedì, 14 febbraio 2008

Sul corpo delle donne

Monica Lanfranco*,   13 febbraio 2008, 15:43

Sul corpo delle donne     

Il blitz nell'ospedale di Napoli per ''sospetto feticidio'' chiarisce, per chi non l'avesse ancora capito, che in Italia esiste un fortissimo rischio di crisi della libertà e autoderminazione femminile. La maternità responsabile, valore fondamentale della società, è stata uno degli orizzonti prioritari di azione e di impegno da parte dei movimenti delle donne sin dall'inizio del dopoguerra. Oggi ne misuriamo con sgomento la messa in discussione


La mobilitazione a Napoli

La mobilitazione a Roma



Dopo l'irruzione della polizia al Policlinico di Napoli su
segnalazione anonima per il sospetto che fosse in corso una violazione della legge 194, mentre nel pieno rispetto della legalità si era appena effettuato un aborto terapeutico su una donna che purtroppo aveva riscontrato gravi malformazioni fetali, risulta chiaro che in Italia esiste un fortissimo rischio di deriva fondamentalista e di crisi della libertà e autoderminazione femminile.
Anche se distratta dal triste spettacolo mediatico della campagna elettorale l'opinione pubblica deve essere scossa, e chi ha ancora voce per farlo deve far sentire, in modo forte e chiaro, che c'è una emergenza democratica che riguarda i diritti di scelta sul corpo e sulla procreazione da parte delle donne. Diritti che, se ristretti o negati, producono inevitabilmente una restrizione degli spazi di libertà in tutto il resto della società.

La maternità responsabile, libera e accolta, anche quella adottiva e affidataria, come un valore fondamentale della società, è stata uno degli orizzonti prioritari di azione e di impegno da parte dei movimenti delle donne sin dall'inizio del dopoguerra. Oggi misuriamo con sgomento la messa in discussione di un percorso di civiltà e il rischio di deriva autoritaria e di controllo bellico sul corpo delle donne (e per traslato quindi anche su quello degli uomini) simile a
quella che vige in paesi dove ancora lontana è la realizzazione della laicità. L'Italia è un paese che si definisce laico, e che viene spesso guardato da chi cerca di sfuggire alla brutalità di regimi autoritari e illiberali come un approdo migliore: dopo i fatti di Napoli, e dopo che abbiamo appreso dalla tv che il motivo dell'irruzione della polizia era per 'sospetto feticidio' temiamo che questo paese non sia più un luogo sicuro per le donne, native o migranti, se un diritto sancito da una legge è così platealmente e crudelmente messo in discussione.

In Italia le donne vengono violentate, picchiate e uccise nelle loro case senza alcun intervento preventivo anche quando si è al corrente di situazioni di grave pericolo, e ora le donne sanno che può bastare una anonima e mafiosa segnalazione alla polizia per vedersi arrivare, ancora doloranti per
un intervento comunque sempre drammatico, le forze dell'ordine come se si fosse delle delinquenti. Cosa deve ancora accadere in Italia prima che sia troppo tardi? Credo che si debba pensare, tutte e tutti insieme, ad azioni forti che in tutto il paese, prima delle elezioni, dicano a chi si candida alla guida politica che ci sono donne e uomini che non daranno più il loro consenso a chi non garantirà, in modo inequivocabile, i diritti di scelta libera sul corpo, sulla sessualità e sulla riproduzione.
Così come non si vota chi dice sì alla guerra non si può votare chi dice sì alla limitazione dell'autodeterminazione delle donne. Se è vero che la libertà delle donne è civiltà allora è arrivato il momento di rendere visibile questa affermazione, anche con momenti collettivi di incontro e di sostegno alla laicità dello stato e alla cittadinanza sessuata.

*www.mareaonline.it

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mercoledì, 13 febbraio 2008

CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
ASSEMBLEA DEL 13 FEBBRAIO 2008

 

L’Assemblea delle femministe  e delle lesbiche romane tenutasi oggi 13 febbraio 2008 presso la Casa internazionale delle donne, ha visto la partecipazione di numerose donne di tutte le età che si sono espresse in modo fermo e determinato contro l’azione violenta e ingiustificata perpetrata l’11 febbraio presso il Policlinico  Federico II di Napoli.
Le donne presenti ritengono che quanto avvenuto  è una vera e propria dichiarazione di guerra.  Una violenza contro il corpo delle donne, istigata dalla crociata per la moratoria sull’aborto.
Una dichiarazione di guerra annunciata, preparata, provocata  e istituzionale, da quando lo Stato e la politica hanno abdicato alla loro responsabilità e alla scelta di laicità.
Il tema dell’autodeterminazione delle donne è una scelta di ogni singola donna. A Napoli una donna ha subito violenza, è stata violata la sua privacy, è stato impedito e ostacolato il suo diritto alle cure necessarie (per il tempo occorso ad interrogarla), è stata umiliata e le è stato imposto di “dare conto” ad estranei in divisa, della sua personalissima scelta.
Un magistrato e sette poliziotti hanno violato la legge agendo in abuso di poteri ai danni di una donna e di tutte le donne.
Invitiamo tutte a partecipare 
il 14 febbraio 08 alle ore 17,00
al sit in  davanti al Ministero della Salute
Lungotevere Ripa, 1  Roma

Roma 13.2.2008

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mercoledì, 13 febbraio 2008

Elezioni, è caccia alle streghe

Susanna Camusso,   12 febbraio 2008, 19:43

Elezioni, � caccia alle streghe     L'agone politico pre elezioni ha già dato prova di quali saranno, soprattutto a destra, i suoi contenuti, con la moratoria contro l'ivg che diventa il faro di forze misogine. Mentre a Napoli si è avuto un blitz delle forze dell'ordine, provocato da una soffiata anonima, contro un presunto aborto fuori legge



L'Italia è un paese laico, lo dimostra qualunque inchiesta, lo ha sancito più volte nel voto, aborto e divorzio, e per buona memoria lo ha sancito grazie al voto delle donne.
La crociata contro l'aborto, quella assurda misoginia che permette di paragonare il boia di stato alla scelta di una donna, non ha al centro la vita.

Bisogna dirlo con chiarezza, perchè è al centro la vita che si chiama salute, prevenzione, pratica contraccettiva, educazione, lotta contro la violenza alle donne, diagnosi anticipate. Tutto questo fa si che l'aborto diminuisca, sia l'ultima ratio, e non l'unica scelta in un mondo di divieti.

Nella tradizione della politica italiana, molto abituata a legiferare sulle donne senza domandarsi se hanno un'opinione e senza farsi domande sulla loro libertà, le donne sono scomparse in campagna elettorale: dalle liste, dagli argomenti, al massimo una citazione negli appelli al voto.
Il 2008 si annuncia diverso, perchè la regressione è grave, e si prepara una campagna contro le donne!
Ha iniziato Ferrara con la moratoria, che adesso diventa una lista: ostacolare l'autodeterminazione, con l' impedire la libera scelta che diventa programma politico.
Non solo non c'è un programma per, ma si rompono gli argini e la misoginia, la cattiveria, l'accusa di omicidio diventano un manifesto da esibire.
Con tutto il contorno arrogante di chi brandisce la clava (e la chiama vita, libertà) per reprimere, isolare, colpevolizzare.

L'annuncio è connotato dall'affermazione che troverà voti anche da sinistra. Bisognerebbe stupirsi, ma stupirsi in questa fase è difficile, eppure rimane indispensabile farsi una domanda: è sufficiente dirsi di sinistra per riconoscere libertà alle donne, per dare senso all'autodeterminazione, per sapere che non è obbligatorio per sentirsi "uomo" esercitare il controllo sul corpo delle donne e sulla procreazione?
Perché è indubbio che la rivoluzione civile della libertà delle donne ha messo in discussione il potere e le relazioni tra i sessi, ed il ripensarsi maschile non procede a grandi passi.
Pur facendosi queste domande non si può non vedere l'arroganza di chi pensa che un "programma contro" sia di per sè trasversale! Si insegue un'idea di trasversalità della politica che forse può realizzarsi solo contro, per qualcosa o in nome di è evidentemente difficile.

Siccome, non possiamo farci mancare nulla, da stamattina siamo certi che anche Berlusconi scende in campo!
Cosa lo attira nell'agone? Cercare voti, si risponderebbe ma in modo banale. Vi deve essere infatti qualcosa di più che ha attirato questa attenzione. Ipotizzo una profonda misoginia. Per altro assolutamente visibile, basta osservare i comportamenti concreti del presidente, l'uso esplicito che fa della presenza delle donne nella sua formazione politica, l'indifferenza anzi l'insofferenza verso i temi concreti, verso l'idea che una donna sceglie, e può anche non scegliere, lui!
Non le ragioni nobili della politica, non un'idea della cittadinanza, la società dei potenti: furbi e prepotenti.
Questo gran schierarsi, porta con sè, purtroppo, anche gli scherani zelanti; come quelli che telefonano alla forza pubblica, segnalando presunti aborti fuori norma a Napoli. E' impressionante un intervento come quello che pare si sia verificato al policlinico partenopeo nelle sale del reparto di ginecologia e che fa pensare all'esistenza di una vera e propria invidia da terroristi antiabortisti americani.
Il campo della campagna elettorale si presenta dunque molto complicato e fosco, ma offre tante ragioni per non cedere il passo!

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martedì, 12 febbraio 2008

Bertinotti: "Ripartiamo dalle unioni gay"

Ida Rotano,   11 febbraio 2008, 19:33

Bertinotti: Elezioni     Entro 24 ore la Sinistra L'arcobaleno definirà il simbolo con cui si presenterà al voto del 13 aprile. La coalizione sta anche lavorando al programma: laicità dello Stato, questione morale che coinvolge anche il Pd in alcune Giunte, lotta ai cambiamenti climatici e i salari



Entro 24 ore la Sinistra L'arcobaleno definirà il simbolo con cui si presenterà al voto del 13 aprile. La coalizione, che indica Fausto Bertinotti come premier, sta anche lavorando al programma. È il deputato dei Verdi Angelo Bonelli ad indicare i temi principali: "laicità dello Stato, questione morale che coinvolge anche il Pd in alcune Giunte, lotta ai cambiamenti climatici e i salari".

Diritti civili e laicità al primo posto dunque, e la pensa così anche Fausto Bertinotti che, intervistato da Klaus Davi per Radio 105 assicura: "Nel programma del centrosinistra avevamo il riconoscimento delle unioni di fatto che non è stato realizzato per la pressione delle forze centriste e moderate. Se andassimo al Governo riprenderei da lì, proponendo certamente il nostro sì alle unioni gay. Penso che i diritti della persona siano una frontiera necessaria all'Europa per il presente e il futuro, e che su questo terreno ci voglia un riconoscimento delle diversità e dei diritti della persona come elemento fondativo della nuova cittadinanza".
"Io credo fermamente che in tutte le istituzioni pubbliche, locali e nazionali, ci debba essere una rappresentazione di entrambi i sessi", prosegue il candidato premier de la Sinistra/l'Arcobaleno che non rinuncia certo alla battaglia contro il precariato: "Se dovessimo tornare al governo sia subito archiviata la legge Biagi. Del resto era già così nel precedente programma del centro-sinistra e purtroppo non è stato fatto".

Non manca poi l'outing sulla vita privata: "Non mi pento di frequentare i cosiddetti salotti politici. Da sempre Lella ed io abbiamo fatto della frequentazione dei tempi non impegnati della politica una scelta di assoluta libertà. Penso che una società chiusa, dove ognuno sta nel suo mondo, piace tanto solo ai conservatori. La reclusione e il ghetto sono scelte verso cui ci battiamo moltissimo".

Poi uno sguardo su alcune singole regioni: "Il governo è stato fatto cadere non dall'immondizia ma da Mastella", afferma Bertinotti che però non chiede le dimissioni del presidente della Regione: "Decida Bassolino se fare un passo in dietro. Quanto alla vicenda campana - aggiunge Bertinotti - ci sono responsabilità oggettive, colpevoli complicità con il peso dominante di grandi aziende che hanno fatto il bello ed il cattivo tempo. La stessa raccolta dei rifiuti è stata fatta in maniera colpevolmente ritardata rispetto alla differenziata. Ripeto: ci sono responsabilità che vanno indagate. Quanto a Bassolino, ci sono responsabilità oggettive per chi dirige una regione così importante, ma continuo a pensare che non si possa fare di Bassolino un capro espiatorio. Decida lui se fare un passo indietro".
Nel frattempo, da Enna dove si sono riuniti i comitati a sostegno della candidatura Borsellino alla presidenza della Regione Sicilia -, trapela la notizia di un possibile ticket Bertinotti - Borsellino. La voce viene confermata dal coordinatore dei comitati, Alfio Foti, che però ha spiegato che "Rita è concentrata sulla Sicilia e per il momento non è interessata alle vicende romane".

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lunedì, 11 febbraio 2008

Il "Voto utile" è quello che rispecchia i miei principi

Fulvia Bandoli,   10 febbraio 2008, 17:23

Il L'intervento     Da oggi è partito un nuovo treno... quello del Bipartitismo, e tutti avrete letto Berlusconi che dice "votate me oppure Veltroni". Speculare l'appello di Veltroni al voto utile. C'è un tratto pesantemente antidemocratico in questo modo di concepire il voto, come se i programmi fossero indifferenti, come se l'unico obiettivo fosse quello di far fuori ogni altra piccola o media forza politica



Il governo Prodi cade perché Mastella e Dini tolgono i loro voti, perché il Pd, che doveva rafforzare il governo, appena si è messo in moto è stato un elemento destabilizzante, perché il programma che avevamo promesso agli elettori non l'abbiamo applicato neppure per un decimo, perché l'immagine perenne della Campania sotto la spazzatura è stata devastante e quella della Calabria dove mezzo consiglio è inquisito pure, perché tenere insieme una coalizione troppo spezzettata è difficile, perché non abbiamo solo perseguito l'evasione fiscale (che è giusto) ma abbiamo aumentato le tasse anche agli operai senza capire che dovevamo aumentar loro i salari, perché non abbiamo fatto diminuire il numero di precari, perché neppure stavolta abbiamo fatto la legge sul conflitto di interessi, perché siamo partiti con un governo di oltre 100 persone... insomma per tante ragioni piccole e grandi e non per una soltanto.

In dodici anni il centro sinistra va al Governo due volte e cade due volte...entrambe le volte dopo due anni. Veltroni può anche far finta di venire dalla Papuasia ma io non me la sento di mentire fino a questo punto. Anche se guardiamo Roma, un po' oltre le immagini patinate di un turismo che è l'unico settore trainante, scorgiamo le discariche quasi esaurite e una raccolta differenziata a livelli infimi, trasporti pubblici carenti, molto inquinamento, la diminuzione impressionante di terreni agricoli a vantaggio di una speculazione edilizia inquietante, enormi centri commerciali, tanti piccoli negozi che chiudono o hanno già chiuso negli anni. Solo nelle tre strade più vicine a casa mia ne ho contati quattro.

La crisi di credibilità e di fiducia verso le capacità di governo di tutte le forze di centro sinistra è reale. Certo Berlusconi potrebbe essere peggio, ma questa frase, non so perché, mi affligge ancora di più. Essere meno peggio di altri non mi ha mai rallegrato. Riproporre la stessa Unione che aveva vinto per un pelo alle scorse elezioni non era possibile e questo lo sappiamo anche noi.
Meno spocchia per tutti. Questa è la prima "riforma" che possiamo fare dentro di noi quando parliamo di politica. Io ho poche ricette, molte cose da capire, idee consolidate da rivedere, cose nuove da imparare. Quando ti bocciano a scuola, o ti metti a studiare oppure vai a lavorare.
Se ti bocciano mentre governi non puoi dire, come Bassolino "ho fallito ma resto al mio posto".
Io così mi sento: non ero al governo ma sostenevo questo governo, la sua sconfitta è anche la mia.
Questa è la premessa.

Ci sono poi le tendenze da capire. Da oggi è partito un nuovo treno... quello del Bipartitismo, e tutti avrete letto Berlusconi che dice "votate me oppure Veltroni". Speculare l'appello di Veltroni al voto utile ( ricordo che a suo tempo la Dc inventò questo slogan del voto utile, dicendo che era inutile votare per i partiti che non avrebbero mai governato..). C'è un tratto pesantemente antidemocratico in questo modo di concepire il voto, e quando Ceccanti ( il costituzionalista di fiducia di Veltroni arriva oggi a scrivere che votando la Sinistra-Arcobaleno si aiuta Berlusconi, io sento l'eco forte delle argomentazioni staliniste che venivano usate tanti anni fa per infangare qualsiasi dissenso... e questi sarebbero quelli che in politica vorrebbero portare toni distensivi e non crimininalizzanti!)
Come se i programmi fossero indifferenti, come se l'unico obiettivo fosse quello di far fuori ogni altra piccola o media forza politica.

Ora la mia domanda è semplice: il Pd non è e non vuole essere un partito della sinistra ma una grande e autosufficiente forza del centro democratico pigliatutto. Il suo profilo non lo conosciamo ancora per intero ma sappiamo già molte cose: che sulla laicità non potrà prendersi alcun impegno a rialzare la schiena perché importanti forze al suo interno lo impediranno, sul lavoro sarà altrettanto perché quando si nega il ruolo sociale al lavoro e al lavoratore ( dicendo che anche l'imprenditore è un lavoratore che rischia) si mina alla base una delle ragioni stessa dell'esistenza della sinistra.
Se è così che stanno le cose, come può essere utile un voto al Pd? E ancora, si vota perché si crede in un progetto, in certi principi, in un insieme di idee o si vota puramente per dispetto?

Molti di voi, ma potrei cominciare da me hanno criticato la scelta di Bertinotti ( fatta ai vertici e non adatta ad amalgamare il nuovo che la sinistra unita dovrebbe rappresentare ma anche Veltroni prima di essere votato in primarie un po' finte perché scontate fu scelto in una riunione di maggiorenti del Pd che, alla canna del gas, andarono a dirgli.."Veltroni salvaci tu").
Se vogliamo dare un contributo al rinnovamento della politica e almeno tentare di costruire una sinistra moderna, popolare, nuova e unita ( che sappia raccogliere sotto un simbolo nuovo tutte le principali culture della sinistra storica e anche quelle nuove e più recenti) credo che stavolta dobbiamo votare pensando al progetto. Le persone transitano. I progetti se sono buoni restano.
Noi vogliamo che in Italia e nel mondo continui a vivere una sinistra perché le ingiustizie crescono e non calano, perché le risorse continuano ad essere distribuite in modo iniquo, perché ci sono ancora uomini e donne schiavi, perché la povertà cresce e con lei l'insicurezza, la violenza e il riarmo. Una persona che sia di sinistra non vedo proprio come possa, in questa elezione che mette a rischio l'esistenza della presenza in Italia di una sinistra politica, dire che vota Pd perché è un voto utile. Utile a cosa? Ad arginare Berlusconi? Non credo, perché potrebbero essere all'orizzonte anche larghe intese e su questo punto nessuno potrà garantirvi prima. A dare tanti e tanti voti ad Pd che poi li userà per politiche che non avete mai condiviso?
Si può essere contorti, tutti lo siamo, ma questo è puro masochismo.

Volevamo una sinistra più nuova, che puntasse di più sulla partecipazione, che innovasse i suoi dirigenti... ma volevamo una sinistra. Le lentezze, i burocratismi e gli errori non possono giustificare un cambio di progetto. A meno che coloro che teorizzano, anche qui su Aprile, il voto utile, non mi dicano che sono stati improvvisamente folgorati dalla visione politica del Pd.
Insomma che ognuno si prenda le sue responsabilità senza prese in giro. Io non sono entusiasta degli sviluppi de la Sinistra Arcobaleno, ma so che siamo all'inizio, che la costruzione sarà lunga e non abbandonerò mai il progetto di dare all'Italia un nuovo soggetto politico della sinistra.
Se alcuni dei miei compagni di strada fino a ieri, hanno oggi deciso di aderire alle liste del Pd se ne prendano per intero la responsabilità, senza mascherarsi dietro questo specchietto "del voto utile".
Un voto quando è dato è dato. Lo si da una volta ogni cinque anni. Chi si prende il tuo voto invece lo usa per cinque anni, parla anche in forza del tuo voto, sceglie anche in tuo nome . Dunque "il voto utile" sarà sicuramente utilissimo al Pd, non cè dubbio. Che una persona di sinistra pensi in questo modo di fare il bene della sinistra stessa è ragionamento troppo contorto, che mi sfugge e che credo sfugga ai più.

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