lunedì, 26 novembre 2007
Tutte le donne del mondo..
Emma Berti,  24 novembre 2007
La manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne è riuscita: le strade di Roma sono state riempite da 150 000 donne. Da Piazza della Repubblica a Piazza Navona sfila un corteo allegro ma arrabbiato, che dice basta alla violenza, soprattutto a quella domestica, prima causa di morte delle donne in tutto il mondo 


24 novembre 2007. Manifestazione nazionale contro la violenza maschile sulle donne. Alla vigilia della giornata mondiale contro la violenza su quello che, purtroppo, per tanti versi può ancora essere definito il 'secondo sesso' -dopo quasi cinquant'anni da quando Simone de Beauvoir intitolò così il suo celebre saggio- le donne scendono in piazza. Sono centocinquantamila, secondo le organizzatrici, a sfilare per Roma. Quarantamila secondo la questura.
Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita.
Negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila.
Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate.
Ci si ritrova in Piazza della Repubblica. Il cielo su Roma inizia a schiarirsi, ha appena smesso di piovere, ma si è comunque in tante. Nonne, madri e figlie, più generazioni che si tengono per mano, unite dalla stessa rabbia e dalla stessa voglia di dire basta alla violenza sulle donne e di riprendersi la parola nello spazio pubblico.
14.45: si muovono i primi passi, ad aprire il corteo uno striscione: "La violenza degli uomini contro le donne comincia in famiglia e non ha confini". E' un corteo in rosa, gli uomini sono stati invitati a mettersi da parte. Su questa scelta, nata all'interno dei collettivi femministi che hanno organizzato la manifestazione, ci sono state non poche polemiche, provenienti non solo dagli uomini che oggi avrebbero voluto esserci, ma anche da molte donne che non condividono la scelta separatista. Scelta ampliamente argomentata dalle organizzatrici, che hanno parlato di significato simbolico di una manifestazione per le donne e fatta solo dalle donne, di spazio di cui appropriarsi, di autocoscienza. Tagliare fuori gli uomini perché le donne oggi sono le protagoniste, non solo le loro vittime.
Le donne subiscono più forme di violenza.
I partner sono i responsabili della maggioranza degli stupri.
Le violenze domestiche sono in maggioranza gravi. 
Di uomini comunque se ne vedono tanti, nonostante vengano invitati a mettersi in coda al corteo. E a chi di loro chiediamo perché ha voluto esserci, ci dice che era necessario sfilare per manifestare solidarietà, per far capire che c'è chi si vergogna anche dalla parte dei 'carnefici'. Ci avviciniamo ad una coppia, si tengono per mano, l'espressione seria di chi sa per quale motivo sta camminando in mezzo a migliaia di persone. Chiediamo al ragazzo perché è qui, nonostante non sia 'autorizzato'. E lui ci risponde così: "Penso che i diritti di ognuno siano i diritti di tutti, e che le violazioni di questi diritti colpiscano e riguardino tutti. Mi sembra naturale essere qui oggi". 
Gli autori delle violenze sono vari e in maggioranza conosciuti. Solo nel 24,8% la violenza è stata ad opera di uno sconosciuto. Il silenzio è stato la risposta maggioritaria. Il 53% delle donne ha dichiarato di non aver parlato con nessuno dell’accaduto.
Il corteo è gioso, allegro, colorato, pacifico. Ma arrabbiato. L'entusiasmo si sente sulla pelle, per la consapevolezza di esserci, in tante. La rabbia si trasforma in un grido di denuncia. Donne che si ritrovano vicine, per testimoniare che non sono sole, per dire no alla violenza maschile e patriarcale. Patriarcale, perché ancora oggi è così che si può chiamare, legata ad un modello di società e di famiglia che persiste e segna il quotidiano. Anche con la violenza. E' importante dire, e lo si fa continuamente lungo tutto il percorso della manifestazione, che è proprio nella famiglia, tanto decantata e invocata come unità base della società e della civiltà, che la violenza viene esercitata. "L'assassino non bussa, ha le chiavi di casa" è scritto su uno striscione a metà corteo. E' all'interno delle mura domestiche che viene perpetrata in maggior misura la violenza sulle donne, e per questo oggi si urla che le strade sono sicure, le nostre case no. Ed essere colpite all'interno di quello che dovrebbe essere un rifugio fa aumentare la vergogna e il senso di impotenza per le violenze subite, diventa più difficile denunciarle. Sono tanti gli slogan contro il pacchetto sicurezza: "Ancora lupo cattivo, ma quale uomo nero, il marito è il nemico vero".
2 milioni 77 mila donne hanno subito comportamenti persecutori (stalking).
7 milioni 134 mila donne hanno subito o subiscono violenza  psicologica. 
Tra i "Guai a chi ci tocca" e i "Se ti picchia non ti ama", il corteo prosegue. Si balla, si canta, si parla. A metà di via Cavour non se ne riesce a vedere né la testa né la coda: siamo tantissime. Dai camioncini che trasmettono la musica a tutto volume ("Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu") si chiede agli uomini e ai partiti di spostarsi, in fondo al corteo, perché oggi sono le donne le protagoniste. Protagoniste che non vogliono essere strumentalizzate da nessuno, né da destra né da sinistra, e per questo chiedono che a spostarsi sia anche l'ex ministra Stefania Prestigiacomo, che alla fine se ne va. È un corteo femminista, antirazzista e antifascista, e certe facce, come quella di Alessandra Mussolini, non sono gradite.
Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un 'reato', il 44% lo giudica semplicemente 'qualcosa di sbagliato' e ben il 36% solo 'qualcosa che è accaduto'.
Oggi si chiede un cambiamento culturale e una presa di coscienza. Si chiede alle istituzioni di esprimersi pubblicamente sulla violenza alle donne, e di non confinarla all'ambito della sicurezza, dell'ordine pubblico, della repressione. Si chiedono leggi che consentano l'uscita immediata delle donne dalle situazioni di violenza, e più fondi per incrementare la rete dei centri antiviolenza sul territorio. Si chiede un piano d'azione che agisca a livello culturale e di formazione. Bisogna modificare l'immagine stereotipata che si ha della donna, associata solo a corpo e cura, oggetto sessuale e soggetto responsabile dei compiti domestici. Per questo durante il corteo si urla anche contro i media e il marketing.
1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 6,6% delle donne tra i 16 e i 70 anni.
Cantando, correndo, ballando, citando dati e statistiche, si prosegue fino a Piazza Venezia. Si passa davanti al bottegone e si punta dritti a Piazza Navona, dove si arriva dopo aver camminato per più di due ore. La piazza è piccola, tutte non ci stiamo.
Le prime che riescono a vedere la fontana del Bernini trovano una sorpresa sgradita, soprattutto per una manifestazione autoorganizzata, che nel suo DNA ha con forza ribadito di non voler accettare strumentalizzazioni da una politica troppe volte assente: all'ingresso della piazza è stato montato un palco, palco che le organizzatrici non avevano previsto, ma le televisioni si.
Palco su cui salgono tre ministre: Livia Turco, Barbara Pollastrini e Giovanna Melandri. Vengono contestate e le organizzatrici, al grido 'la piazza è nostra', se la riprendono: salgono sul palco e le tre politiche vengono allontanate. La7 interrompe la diretta.
Ci sono due schermi che proiettano i video girati da Donna tv, con interviste alle organizzatrici della manifestazione e a femministe storiche come Lea Melandri. Compaiono poi i dati Istat sulla violenza alle donne: chi è rimasto in piazza guarda, in silenzio. Dalle facce è sparita l'allegria, si leggono numeri troppo alti, si ascoltano violenze troppo comuni. Le domande e la costernazione illuminano tutti gli occhi fissi su quei dati, su quelle immagini. E si capisce, perfettamente, il perché di una giornata come quella di oggi. Ci si sente schiacciati dall'enormità di un fenomeno intollerabile, gravissimo. E il peso della consapevolezza scende sulla piazza illuminata. Ma spostando lo sguardo attorno a noi, capiamo di poterci permettere un sorriso, perché essere qui, in tante, vuol dire aver fatto un primo passo. Adesso non dobbiamo fermarci.
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lunedì, 19 novembre 2007
Adesione di Sinistra democratica alla manifestazione contro la violenza alle donne che si terrà a Roma il prossimo 24 novembre.
 
 
Noi donne e uomini di sinistra democratica aderiamo alla manifestazione del 24 novembre a Roma  contro la violenza degli uomini sulle donne. Contro il doloroso stillicidio di atti eclatanti quotidiani che rivelano i modi diversi di accanirsi sul corpo e sulla mente femminile: omicidi, stupri, percosse, molestie, costrizioni della libertà.
 
In questi giorni il tema reale della sicurezza, amplificato dall’enfasi retorica  dalle campagne mediatiche, punta i riflettori sugli autori delle violenze  identificandoli con  gli“immigrati”, imputando così responsabilità penali individuali a soggetti collettivi e  criminalizzando una questione da governare, invece, con ben altre strategie: regolarizzazione, integrazione, diritti, solidarietà. 
 
La generalizzazione usata è ancor più grave e pericolosa perchè ha separato i casi di violenza sulle donne massacrate dalla loro caratteristica principale: quella di essere legati alla sessualità maschile. Ha rimosso tutte le storie di efferata, ma ordinaria violenza da parte di uomini su donne, violenze  consumate non solo nel buio di una maltenuta stazione o di periferie urbane, ma dentro comuni relazioni d'amore o comuni legami familiari.
 
 I dati parlano chiaro, anche se lasciano increduli molti. In Italia e ovunque il luogo di maggiore rischio per le donne sono le mura domestiche. La prima causa di morte e di invalidità permanente per le donne europee, tra i 16 e i 40, è causata da mariti, compagni, fidanzati, padri, fratelli. Sono  comportamenti maschili trasversali alle classi, alle fedi, alle culture, ai territori. Sono le manifestazioni estreme della sessualità e della prevaricazione maschile sul corpo delle donne.
 
La politica è chiamata in causa. Noi uomini e donne di sinistra democratica vogliamo contribuire.
In Parlamento: accelerando  l’iter legislativo per perseguire il reato di stalking e di discriminazione fondata sull'orientamento sessuale e sull’identità di genere, priorità estratte dal corpo complessivo della legge presentata dal Governo che, tuttavia, non esauriscono affatto l’impegno a mettere mano, immediatamente dopo, ad un testo organico contro la violenza sessuale sulle donne. A questo scopo sarebbe indispensabile che il Governo chiedesse al Parlamento una corsia preferenziale.
Nella società: agendo su quel  più complesso cambiamento che chiama in causa le radici più profonde delle relazioni umane mettendone in discussione il segno patriarcale su cui sono state costruite storicamente. 
 
In tanta violenza sulle donne ci sono cause antiche e recenti: la tendenza maschile all'appropriazione della donna fino al suo annientamento fisico, e la reazione al fatto che le donne sempre meno subiscono questa pretesa. Pretesa oggi sottoposta a una critica sociale anche per l’ aumentata visibilità del reato come conseguenza delle denunce innanzitutto delle donne.
 
La politica ufficiale non riconosce in modo adeguato la grande trasformazione prodotta dall’affermarsi della libertà femminile. Nel nostro paese è indispensabile una svolta a sostegno della sfera pubblica delle donne: politiche per un welfare che sostenga l’autonomia femminile, per la democrazia paritaria, per un riequilibrio di poteri tra i sessi, contro il lavoro precario che è principalmente delle donne.
Per noi la politica si deve dedicare prevalentemente a sostenere questo cambiamento. Un cambiamento che è soprattutto culturale.
 Gli inasprimenti esemplari delle pene, invocati sull’onda dell’emergenza, sono inutili e sbagliati non solo  perché già  ci sono strumenti penali per perseguire il reato, ma perché occultano il problema principale, quello di sviluppare una riflessione pubblica, in casa, a scuola, nei luoghi della politica e dell'informazione, nel mondo del lavoro, capace di determinare una svolta nei comportamenti concreti di ciascuna e ciascuno  di noi. La lotta contro la violenza di uomini sulle donne, riguarda tutti e tutte.
A questo proposito si sta assistendo ad una novità che il movimento di Sinistra Democratica riconosce e vuole valorizzare. Crescono occasioni di riflessione di uomini sulla natura delle relazioni con le donne e con gli altri uomini e sulle ragioni di tanta violenza sulle donne. Ma c’è ancora troppo silenzio maschile a cui non siamo estranei. Un silenzio che anche noi donne e uomini di SD vogliamo contribuire a rompere. Anche per questo saremo in tante e tanti alla manifestazione di sabato 24 novembre a Roma. 

Testo approvato alla riunione del Direttivo di Sinistra Democratica il 17 novembre u.s.
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sabato, 10 novembre 2007

La Treccani, più avanti della sinistra

Aurelio Mancuso*,  09 novembre 2007

Il punto     



Non pensiamo che la Treccani sia un covo di rivoluzionari libertari, e nemmeno che stia al passo con le legislazioni europee, anche perché il suo giudizio alla voce MATRIMONIO, sul matrimonio gay, è in perfetta linea con la pruderie moralista ed antistorica della migliore sinistra italiana, (che come tutti sanno è ben più arretrata dei conservatori europei in materia di diritti civili). Però almeno la Treccani ci prova, e inserisce una dicitura a proposito dei Pacs, perlomeno onesta, e quasi coraggiosa visto il clima che si respira in questo paese.

Affermare, infatti, che "sembra più vicina invece la prospettiva del riconoscimento giuridico e della tutela per due persone che scelgono di condividere una parte della loro vita senza sposarsi (per i gay e le lesbiche questa non è una scelta ma una realtà, N.d.R.). Senza intaccare in alcun modo l'istituzione del matrimonio", potrebbe essere in linea con il buon senso del cattolicesimo democratico, tanto ridotto al silenzio da non essere più individuabile. Ma la concessione, se si può passare il termine, è proprio minima e comunque figlia di quella sub cultura che teme che la messa in campo di istituti anche matrimoniali per gli omosessuali possa intaccare il matrimonio eterosessuale.

Ma detto ciò, sarebbe davvero bello che questa fosse la posizione con cui come movimento lgbt italiano ci si dovesse confrontare, invece siamo ben più indietro, anche a sinistra. Se si pensa che ancora si legano famiglia e matrimonio, che una parte consistente del Pd non vuole riconoscere in alcun modo i diritti delle coppie di fatto, ma solo i diritti individuali all'interno della coppia (DICO), beh allora: evviva la Treccani. Con un filo d'amarezza, e di disillusione. Infatti, se un'istituzione così misurata e composta come l'Enciclopedia Treccani arriva ad osare tanto, significa che siamo davvero in una situazione paradossale, dove ciò che è pacifico per la società civile e le grandi istituzioni culturali, è invece assolutamente impossibile per la politica.

Lasciamo perdere i vari Volontè di turno, che fanno dell'anti modernità e della repressione clericale la loro ragione di visibilità, ma dov'è il governo? Dove sono la sinistra politica e sociale? Domande legittime no? Oppure si vuole ancora sostenere che ci sarà un tempo in cui anche questi temi, ritenuti in verità irrilevanti, saranno prima o poi affrontati; dopo le pensioni, dopo il precariato, dopo i servizi sociali, dopo gli anziani, dopo l'economia, dopo l'ambiente, dopo l'industria, dopo la difesa della moneta, dopo le compatibilità di bilancio, dopo....Appunto sempre dopo le emergenze di turno, forse dopo che la sinistra, nelle sue varie declinazioni avrà perso un bel po' di consensi e si risveglierà dal torpore autoreferenziale in cui è sprofondata.

*Presidente dell'ArciGay

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