mercoledì, 26 settembre 2007

Contro il trasferimento di Luigi De Magistris

Nuccio Iovene*,  25 settembre 2007

Petizione popolare     

Nell'esprimere solidarietà al magistrato che sta conducendo inchieste significative anche per le presunte commistioni tra spezzoni della classe politica regionale e nazionale e settori del malaffare e della criminalità organizzata, S.D. calabrese lancia la raccolta di firme contro il trasferimento d'ufficio del magistrato cosentino



In questi giorni la magistratura della Calabria è sotto attacco. A Reggio Calabria si è scoperto che la ‘ndrangheta stava preparando un attentato ai danni dei giudici della DDA a seguito delle operazioni, particolarmente significative, condotte negli ultimi mesi in quel territorio.

A Catanzaro, su iniziativa del Ministro della Giustizia Mastella, il PM De Magistris, titolare di alcune delicatissimi inchieste sull'intreccio affari-politica, è stato proposto per un trasferimento d'ufficio. Di fonte ad episodi di questo genere l'opinione pubblica è al tempo stesso sconcertata e furente.
In una regione come la Calabria in cui la criminalità organizzata è tra le più potenti, ricche e diffuse del Paese; in cui gran parte degli ingenti fondi messi a disposizione dall'Europa è stata dilapidata da una voracissima schiera di "prenditori", con la complicità di gran parte del sistema politico nazionale e regionale; in cui si è commesso il più grave omicidio politico-mafioso degli ultimi anni, quello dell'On. Fortugno; in cui parte significativa del Consiglio Regionale (ben 22 consiglieri secondo le dichiarazioni rese in Commissione Antimafia dal Procuratore Grasso) risulta indagata per reati diversi, ed alcuni addirittura per associazione mafiosa; in cui nel corso degli anni si è semmai lamentata (anche per le carenze di organici e mezzi) un'insufficiente azione di contrasto da parte della magistratura, non era questo l'intervento del Governo che ci si attendeva.
Intendiamoci, l'osservanza della legge e delle sue disposizioni non ammette eccezioni, neppure in favore di magistrati. Ma l'allontanamento forzato di De Magistris, oggi, suonerebbe, nei fatti, come la fine delle inchieste di cui è titolare e per le quali ci si attende, da parte di tutta l'opinione pubblica, semmai rapidamente chiarezza.
Come non vedere che i modi e i tempi con cui è intervenuto il Ministro su8 questa vicenda può rischiare di apparire come il tentativo della politica di bloccare le inchieste, ledere l'autonomia della magistratura dando così un segnale opposto rispetto alle necessità ed urgenze del momento.
La sconfitta dell'antipolitica passa innanzitutto da una rinnovata capacità della politica e dei suoi esponenti di esprimere autorevolezza, lungimiranza, disinteresse personale evitando, ed anzi contrastando, tutti quei comportamenti che hanno consolidato tra i cittadini l'idea dell'esistenza della "casta". Non è rinchiudendosi a riccio, asserragliandosi nel fortino che si evita il qualunquismo e la possibile deriva negativa che esso comporta.
Né si può pensare che ai magistrati e alle forze di polizia si possa chiedere di essere inflessibili e determinati quando si tratta di contrastare le mafie, anche a rischio della propria incolumità, ed invece intimidirli quando indagano sulla politica e i suoi intrecci con il malaffare o addirittura con la criminalità organizzata.

Ecco perché in tanti, in queste ore, hanno sentito il bisogno di manifestare la loro preoccupazione e la loro protesta: la raccolta di firme in tanti centri grandi e piccoli della reg Ecco perché in tanti, in queste ore, hanno sentito il bisogno di manifestare la loro preoccupazione e la loro protesta: la raccolta di firme in tanti centri grandi e piccoli della regione, ma anche fax, e-mail, sms hanno dato voce a questo malessere.
Per chiedere alla giustizia di fare presto e bene: nell'interesse dei cittadini ed anche di tutte le persone coinvolte nelle indagini che dovessero risultare innocenti.
Per chiedere alla politica di non commettere gli errori già commessi nel passato, evitando atteggiamenti arroganti e lesivi dell'autonomia della magistratura e comportamenti che tante volte sono stati criticati in Berlusconi e in tanti esponenti del centrodestra.
Sinistra Democratica ha sentito il dovere e la responsabilità politica di raccogliere, fin da subito, questa protesta e questa preoccupazione. Per questo abbiamo contribuito a raccogliere le firme nei tanti banchetti allestiti in Calabria e, insieme al collega Villone, presentato una interrogazione urgente al Ministro perché chiarisca la situazione in Parlamento.

Consapevoli della gravità della situazione e del carattere emblematico che la Calabria ha assunto da tempo su questi temi Sinistra Democratica ha convocato, per il prossimo 29 settembre a Cosenza, una grande iniziativa nazionale del movimento proprio sui temi della legalità, della trasparenza, della buona politica come fattori preliminari e costitutivi di ogni seria proposta di governo e di cambiamento del Mezzogiorno, e quindi dell'Italia intera. 


*Senatore, Coordinatore regionale Sinistra Democratica Calabria

TESTO DELLA PETIZIONE POPOLARE

Al signor Presidente della Repubblica
Al Consiglio Superiore della Magistratura
Al signor Presidente del Consiglio dei Ministri

Petizione popolare avverso la decisione di avviare procedura di
trasferimento d'ufficio nei riguardi del magistrato Luigi De Magistris
.

I sottoscritti cittadini della provincia di Cosenza, preoccupati per la notizia secondo cui il Ministro di Grazia e Giustizia avrebbe inoltrato al Consiglio Superiore della Magistratura richiesta di avviare la procedura di trasferimento d'ufficio nei riguardi del magistrato Luigi De Magistris;

Nell'esprimere solidarietà al magistrato che sta conducendo inchieste
significative anche per le presunte commistioni tra spezzoni della classe politica regionale e nazionale e settori del malaffare e della criminalità organizzata calabrese; ritenuto che un allontanamento forzato del Dott. De Magistris sarebbe inevitabile causa dell'arenarsi delle inchieste in corso e creerebbe nell'opinione pubblica la convinzione che la classe politica tenti a sottrarsi ad un giudizio in merito a sue presunte responsabilità chiedono Al Presidente della Repubblica, al Consiglio Superiore della Magistratura e al Presidente del Consiglio dei Ministri che sia revocata la richiesta di trasferimento del Dott. De Magistris, affinché le inchieste avviate vengano concluse e la Giustizia faccia il suo corso nel pieno rispetto della sua autonomia e dell'equilibrio tra i poteri dello Stato.

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mercoledì, 26 settembre 2007

Una coppia più forte del Parlamento

Lalla Trupia*,  25 settembre 2007

La sentenza del Tribunale di Cagliari che ha riconosciuto a due coniugi la possibilità, in quanto portatrici di talassemia, di effettuare la diagnosi preimpianto sul loro embrione, rappresenta un ritorno al diritto e alla libertà negate dalla legge sulla fecondazione assistita. Ma anche come i vuoti della politica vengano colmati dal coraggio dei cittadini e delle cittadine



Federica -una donna coraggiosa e determinata- e il buon senso dei magistrati di un Tribunale -quello di Cagliari- ci ridanno la speranza che ci sia ancora uno spazio per modificare la Legge sulla fecondazione medicalmente assistita, almeno nei suoi aspetti più cinici e crudeli.

Da ieri, a seguito di un ricorso, una sentenza del tribunale cagliaritano riconosce a due genitori portatori sani di talassemia il diritto di effettuare il test di un loro embrione congelato. Fino ad oggi, questa possibilità era stata loro negata, tanto che Federica è in attesa di una bambina grazie all'indagine preimpianto realizzata a Istambul, lontano dal proprio paese.

Una speranza, dunque, uno spiraglio, per quanti si sono battuti e si battono perchè la Legge riconosca il diritto alla salute del bambino e della madre e perchè l'autodeterminazione della donna nella scelta della maternità sia garantita.

La diagnosi preimpianto è l'unica tecnica che consente di scoprire se il feto è colpito da questa o da altre malattie ereditarie e saperlo restituisce alla madre e alla coppia la libertà di scelta.

Non è dunque l'eugenetica in discussione, ma la tutela della salute della madre e del bambino, un diritto sancito dall'articolo 32 della nostra Costituzione. La Legge 40, impedendo la diagnosi preimpianto e il congelamento degli embrioni, e obbligando a non fecondare più di tre ovociti e di trasferirli tutti nell'utero materno, è una norma che si accanisce contro la salute della donna e del bambino e preclude alla prima l'esercizio della propria libertà: decidere se e come generare.
Con cinismo e crudeltà la Legge 40 obbliga all'aborto anzichè favorire la nascita cercata e desiderata.

Se, dopo questa sentenza, ci sentiamo incoraggiati a riprendere con più fiducia la battaglia per il miglioramento della legge, tuttavia dobbiamo ancora una volta riconoscere che ciò che non siamo riusciti ad ottenere nel Parlamento, cominciano ad ottenerlo nei fatti le donne e le coppie che, insieme ai medici più lungimiranti, utilizzano anche le contraddizioni e le incongruenze della legislazione. Ad esempio quella che non stabilisce sanzioni per la donna che rifiuta l'impianto di tutti e tre gli embrioni, lasciando dunque al medico la responsabilità di congelarlo.

La Signora Federica, dunque, e suo marito potranno, se lo decideranno, avere il loro secondo figlio in Italia.
Ma a fronte del coraggio e della testardaggine di questa coppia, quante dal giorno dell'applicazione della Legge sono andate all'estero, quante hanno rinunciato? La relazione del ministro della Sanità al Parlamento sull'applicazione della Legge 40 in questi tre anni ci disegna un panorama desolante:
diminuiscono le gravidanze e le nascite, mentre aumentano le malformazioni, i parti plurigemellari, il ricorso all'aborto, le rinunce alla genitorialità.
E' alto dunque il prezzo che il nostro paese, a differenza della gran parte dei paesi europei, ha pagato e paga all'integralismo, all'ipocrisia di tanti politici che insistono nella pessima abitudine di fare leggi ispirate a principi distanti dalla vita quotidiana di tanta gente. Attenti a ogni stormir di fronda dalle parti dei palazzi del Vaticano e completamente sordi alle richieste delle cittadine e dei cittadini italiani.

Se vogliamo restituire alla politica quella credibilità che oggi rischia di essere travolta, qualcuno in Parlamento raccolga il buon senso della sentenza di Cagliari e faccia qualcosa. Il ministro Livia Turco ha annunciato la presentazione delle Linee guida sulla Legge 40 che devono essere aggiornate: ebbene, sia l'occasione per correggere ciò che si può correggere.

*Deputata Sinistra Democratica

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