giovedì, 30 agosto 2007

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Mappa dell’Islam
che mette
a morte i gay
L’omosessualità è vietata in 27 Paesi
musulmani. Se non è patibolo è carcere

«I GIURISTI DELL’ISLAM hanno avuto opinioni divergenti riguardo la guerra per questa pratica abominevole. Dovrebbe essere la stessa pena prevista per la “zina” (fornicazione, ndr.) o andrebbero uccisi sia il partecipante attivo che quello passivo? Anche se
questa pena può apparire crudele, è stato consigliato di mantenere la purezza della società islamica e di mondarla dagli elementi pervertiti». Così sentenzia l’imam Yusuf al Qaradawi, lo studioso più ascoltato dell’Islam sunnita moderno. Il suo parere è contenuto nel saggio «Al-halal w-al-haram fi I-Islam» (Il lecito e l’illecito nell’Islam). L’omofobia nell’Islam. Un tema scottante che svela una realtà inquietante. Una premessa è d’obbligo: l’omofobia è una piaga che attecchisce in ogni angolo del pianeta. Niente di più sbagliato determinare una deleteria equazione islamico=omofobico. Tuttavia...Tuttavia non si può negare la realtà. E la realtà è che l’omosessualità è attualmente illegale in 27 Paesi islamici. I seguenti: Afghanistan; Algeria; Bahrain; Bangladesh; Bosnia.Erezegovina; Iran; Giordania; Kazakhstan; Kyrgyzstan; Kuwait; Libano; Malesia, Mauritania; Marocco; Oman; Pakistan; Qatar; Arabia Saudita; Sudan; Somaliland; Siria; Tajikistan; Tunisia, Turkmenistan; Emirati Arabi; Yemen.
Tra questi l’Iran, la Mauritania, l’Arabia Saudita, il Sudan, la Somalia, Somaliland e lo Yemen prevedono la pena capitale. Precedentemente si applicava la pena di morte per aver preso parte a rapporti omosessuali anche in Afghanistan, quando i Talebani erano al potere. Il Pakistan prevede la fustigazione ed almeno 2 anni di carcere; in Malesia la pena arriva fino a 20 anni e negli Emirati Arabi fino a 14, mentre in Bangladesh e in Libia la pena è rispettivamente di 7 e 5 anni di carcere. L’Iran è il Paese più zelante nel reprimere l'omosessualità: dall’affermarsi, nel 1980, della rivoluzione khomeinista, oltre 4mila gay e lesbiche sono stati giustiziati. In altri Paesi (Turchia, Egitto, Giordania, Mali, ecc...) l’omosessualità non è punita come tale, ma i gay possono essere condannati per offesa alla moralità pubblica. Il caso più eclatante è accaduto al Cairo l’11 maggio 2001, quando 52 uomini finora arrestati a bordo del night-club gay galleggiante Queen Boat, ancorato sul Nilo.
Molte organizzazioni internazionali per i diritti umani, come Human Rights Watch e Amnesty International, condannano le leggi che considerano i rapporti omosessuali tra adulti consenzienti un crimine. Dal 1994 la Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite ha dichiarato che leggi di questo genere violano anche il diritto alla privacy garantito dalla Dichiarazione universale dei Diritti dell’Uomo e dal Patto internazionale sui diritti civili e politici. Comunque, molte nazioni musulmane (ad eccezione della Turchia, che è stata governata da leggi laiche dal 1923 e che recentemente ha modernizzato le sue leggi per soddisfare i requisiti per l’ingresso nell’Unione Europea) insistono nell’affermare che queste leggi sono necessarie per «preservare la virtù e la moralità islamiche».
Ma la storia recente dell’omosessualità nell’Islam non è solo storia, tragica, terribile, di persecuzione e morte. È anche storia, nobile, generssa, di una società civile che si organizza e che rivendica diritti individuali e collettivi, anche nell’ambito della sfera sessuale. È la storia che ha portato, nel 1998, alla nascita di una organizzazione internazionale di sostegno a lesbiche, gay, bisessuali e transessuali di religione islamica in tutto il mondo, chiamata «Al-Fatiha» (l’apertura), una delle parole che aprono il primo capitolo del Corano. «L'omosessualità - sottolinea Faisal Alam, fondatore di “Al-Fatiha” - è così fortemente stigmatizzata nelle comunità islamiche che tanti gay, tante lesbiche, tanti bisessuali e transessuali e tutti coloro che si pongono domande sulla propria sessualità finiscono per assorbire la vergogna e il disgusto. che li circondano in famiglia e nella società». «Il movimento dei musulmani omosessuali - rileva ancora Alam - è appena agli inizi. Molti dei pregiudizi e delle discriminazioni nelle società islamiche sono causati dalla cultura e non vengono dall’Islam come religione. Vogliamo celebrare la nostra identità come persone omosessuali che sono anche fedeli musulmani. I nobili e fondamentali principi di rispetto, dignità umana, tolleranza, comprensione e giustizia nell’Islam sono sempre stati ignorati di fronte alla questione dell’omosessualità e dell’identità sessuale. Speriamo di riuscire a cambiare le cose con la volontà di Dio». Nel 2001 Al Fatiha, che ha la sua sede centrale a Londra, è stata colpita da una fatwa emanata da Al-Muhajiran, un gruppo estremista islamico britannico, che così recita: «I membri di questa organizzazione (Al Fatiha, ndr.) sono apostati. La regola islamica per i loro comportamenti è la morte». Uccidere un uomo gay è lecito e la condanna a morte per omosessualità è conforme alla legge islamica, dichiara l’imam capo di Manchester, Arshad Misbahi. In controtendenza è il Libano. Nel Paese dei Cedri è nata la prima Organizzazione non governativa per la difesa dei diritti degli omosessuali: il suo nome è «Helem» (Sogno) e da qualche mese si è dotata anche di una rivesta trimestrale: «Barra (Fuori). ««È stato molto duro per noi all’inizio - racconta George Azzi, coordinatore di “Helem” - ma abbiamo ricevuto un grande sostegno da una serie di ong e associazioni. Questo - rileva Azzi - è stato importantissimo per tutti quelli che hanno ancora il terrore di dichiararsi pubblicamente omosessuali in una società patriarcale come la nostra, e sono molti i politici che ci sostengono ma in modo informale perché il potere religioso è ancora molto forte in Libano».

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mercoledì, 22 agosto 2007
Dacia Maraini: assurda la condanna dell’aborto
dopo uno stupro, rischiamo l’integralismo religioso

di Alessandro Ferrucci / Roma

«È UNA CHIESA INVADENTE, che dimostra un disprezzo assoluto nei confronti delle donne». È l’opinione di Dacia Maraini - scrittrice e saggista - che irrompe duramente in un dibattito che, in questi ultimi tempi, vede il ruolo della Chiesa al centro della que-
stione. Polemiche rilanciate l’altro ieri a seguito dell’anatema lanciato dal cardinal Tarcisio Bertone, contro Amnesty International, colpevole di non condannare «l’aborto in caso di stupro».
Cosa la colpisce di più
delle parole di Bertone?
«Mi stupisce che, come al solito, non vedo dove sta la volontà delle donne. C’è qualcun altro che decide per loro. E tutto questo dopo una violenza atroce. Non c’è alcun rispetto... ».
È un attacco ciclico da parte del Vaticano...
«Purtroppo è vero, è l’arroganza della Chiesa che pretende di decidere per gli altri. Non riescono mai a prendere in considerazione il libero arbitrio... ».
Proprio ieri, dopo le parole di Bertone, il vescovo cattolico britannico dell’East Anglia, ha reso nota la sua decisione di lasciare Amnesty.
Dopo 31 anni...
«Lo vede, siamo sempre allo stesso punto. Non si rendono conto che lo scopo principale è quello di arrivare a una maternità responsabile. Noi ci siamo battuti per l’aborto perché era necessario in una situazione dilagante nella quale le donne lo praticavano clandestinamente mettendo in pericolo la loro vita. E, con alle spalle, un business che faceva raccapriccio».
La Chiesa vorrebbe sostenere la vita...
«Guardi che da quando è passata la legge, i casi di aborto sono diminuiti! E non creda che per me l’interruzione della gravidanza sia una bandiera, è solo il minore dei mali, un passaggio per arrivare a quello che le ho detto prima: una maternità consapevole».
E cosa bisognerebbe fare?
«Tornare a parlare di prevenzione. Ma, anche in questo caso, mi domando cosa abbia fatto la Chiesa: ha sempre proibito l’uso degli anticoncezionali o ha parlato del valore della castità. Non c’è niente da fare, è evidente l’assoluto disprezzo per le donne, come se non fossero in grado di ragionare».
Che idea si è fatta sull’inchiesta di Torino
sui presunti sacerdoti pedofili al liceo salesiano «Valsalice»? In questo
caso Bertone ha parlato di “vile attacco alla Chiesa” da parte dei media...
«Come in ogni processo voglio attendere la sentenza per esprimere un giudizio. Ma quello che mi sorprende è la decisione con la quale il cardinale ha preso una posizione. Che, inevitabilmente, toglie ogni rispetto ai ragazzi protagonisti della vicenda».
Secondo lei la Chiesa è in grado di mettersi in discussione?
«Molti lo fanno, ma “solo” nella base. Mentre i vertici pensano a mantenere posizioni immutabili. Vede, ho la sensazione di una grande invadenza: la Chiesa si sente guida e, allo stesso tempo, giudice. Questa, però, è una nazione laica e dobbiamo evitare di diventarne una integralista come sta accadendo in certi paesi musulmani».
Avverte un tale rischio?
«Si, dobbiamo contrastare questo totalitarismo religioso».
Parliamo di tasse: sempre ieri alcuni parlamentari hanno rilanciato la proposta di tassare i beni ecclesiastici commerciali per cancellare esenzioni, dispense, sgravi,
deroghe, franchigie, esoneri per le attività lucrative.
Tra i quali l’Ici...
«Ben venga. Le leggi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa sono cosa del passato legate a precisi momenti storici. Sarebbe ora di rivederle, anche perché non capisco il motivo per cui tutti noi paghiamo le tasse. E loro no»
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mercoledì, 22 agosto 2007

SALVIAMO PEGAH EMAMBAKHSH DALLA LAPIDAZIONE!

 

Pegah Emambakhsh è una donna lesbica iraniana che due anni fa è scappata dall’Iran per giungere in Gran Bretagna. Nonostante il suo caso sia evidentemente rapportabile alla violazione sistematica da parte del regime di Teheran dei diritti umani, non ha ottenuto l’asilo politico. Ora il governo britannico ha deciso di estradarla in Iran dove verrà presa in consegna dalla polizia per essere lapidata. Pegah, è attualmente detenuta a Yarlswood (Sheffield) e il Pubblico Ministero che si occupa del suo caso, rientrerà il 24 agosto dalle ferie. Le autorità del Regno Unito hanno deciso di compiere un atto di forza, in dispregio di ogni diritto umano e di anticipare la partenza di Pegah verso l'Iran. Il Governo britannico è in procinto di deportarla in Iran il 23 agosto 2007, con il volo diretto per Teheran della British Airline BA6633, che partirà alle 21.55 dall'aeroporto Heathrow. L’unica colpa di questa giovane donna è quella di essere lesbica dichiarata e di provenire da un paese dove governa un orribile regime integralista islamico che ogni giorno calpesta i diritti delle persone.

Rivolgo un appello accorato ed urgente al Governo italiano, affinché faccia pressioni su quello del Regno Unito: se Pegah salirà su quell’aereo la sua esecuzione avverrà appena giunta in patria.

inviate i vostri messaggi a questo indirizzo email

relazioni.pubblico@esteri.it

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lunedì, 20 agosto 2007
manifesto_festa_orvieto_07
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giovedì, 02 agosto 2007

Grazie mille onorevole Mele

Franco Grillini*,  30 luglio 2007

Dopo il caso che ha coinvolto l'esponente dell'Udc sarà possibile, ancor più di prima, rispondere ai sermoni moralistici di chi predica pubblicamente in un modo e si comporta privatamente in un altro. Pratica molto diffusa tra i bigotti del centrodestra



Potremmo dire mille grazie Cosimo Mele. D'ora in poi quando i saputelli moralisti dell'Udc ci faranno il pistolotto sui "valori", sulla morale, sulla decadenza dell'occidente che ha perso le "radici" cristiane, potremmo dire che, dopo il caso Mele, quantomeno sarebbe meglio moderare l'estremismo sessuofobico, omofobico, e il clericalismo da convenienza elettorale.

Intanto quelli dell'Udc, il prode Volontè in testa, dovrebbero annullare la ridicola parata proibizionista di mercoledì prossimo perché rappresenta un insulto alla Camera dei Deputati e riduce a macchiette il proprio gruppo parlamentare che necessita di analisi pubbliche antidroga per assoluta mancanza di fiducia del proprio capogruppo e del proprio segretario.

Che i moralisti siano i primi peccatori è ormai dimostrato da una miriade di scandali piccanti che in tutto il mondo costellano la vita parlamentare delle destre.

In Italia la cosa è ancora più ridicola perché qui abbiamo la gerarchia vaticana più retriva del mondo, più sessufoba del globo e più schierata con la destra.

Il paradosso, o se vogliamo il grottesco, è che solo in Italia abbiamo i leader divorziati (nessuno escluso della destra) che sono contro il divorzio breve. Abbiamo leader conviventi che sono contro la legge sui conviventi, i leader che si fanno vedere con la collezione di amanti e poi vanno al Family Day accolti con grandi ovazioni. Abbiamo, sempre a destra, gli "atei devoti". Dopo il caso Mele abbiamo una nuova categoria che è venuta alla luce: i puttanieri moralisti.

La cosa più divertente e ridicola è che la gerarchia ecclesiastica è schierata come un sol uomo con costoro. Auguri, monsignor Bertone.

*Deputato Sd - Promotore del Forum delle Libertà

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