sabato, 28 luglio 2007

Baci galeotti all'ombra del Colosseo

Franco Grillini,  27 luglio 2007

Glbt     

La coppia gay denunciata a Roma per essersci scambiata un bacio non è che l'ultimo caso: da Torino a Gela, passando per la Capitale, si moltiplicano le quotidiane richieste di dignità di omosessuali che difendono la loro normalità. E la battaglia continua con l'appuntamento di giovedì prossimo a S. Giovanni in Laterano



La vergogna gay è finita. Non si spiegano altrimenti le quotidiane richieste di dignità di omosessuali visibili, che a suon di dichiarazioni, e con atti giuridici difendono la loro normalità e i loro affetti. Così come il vedovo di un uomo ucciso in circostanze violente si è visto riconoscere, semplificando, lo status di coppia da un Tribunale di Roma qualche giorno fa proprio perché ha deciso, e sono sue parole, "di alzare la testa e ottenere dignità", a chiedere oggi dignità è un bacio gay, un semplice bacio. Quello che si sono scambiati Roberto L. e Michele M., di 27 e 28 anni, verso le 2 di notte nei pressi del Colosseo a Roma.

"Era una bella serata - ha spiegato Roberto ai giornalisti -. Mentre passeggiavamo ci siamo abbracciati e io ho baciato Michele. Un bacio 'focoso', e anche un bacio sul petto, niente di più. All'improvviso ci ha illuminato un fascio di luce erano i Carabinieri che ci hanno chiesto i documenti e poi siamo rimasti fermi, sul muretto, ad aspettare". La coppia è stata perquisita, trascinata in Caserma e... denunciata per atti osceni in luogo pubblico.

Stabiliranno i giudici cosa realmente è accaduto ma, e sembra incredibile, in passato era già successo, per fortuna raramente, che coppie gay o lesbiche fossero fermate e denunciate per un bacio.

Il bacio gay, in particolare, è oggetto di forte riprovazione sociale. Per non arrivare a Calderoli, che, quest'anno, dopo un Tg che mostrava due ragazzi che si baciavano ha dichiarato "Il bacio gay mi fa schifo" sono numerose le volte che i nostri baci hanno suscitato riprovazione, scandalo e violenza. Nel 2001 RAI 2 decise di censurare un bacio tra due gay che avrebbe dovuto suggellare una puntata di Batticuore, lo stesso anno durante la proiezione del telefilm Ally Mc Beal, sulla stessa emittente un bacio lesbico ha suscitato veementi dell'osservatorio cattolico per i diritti dei minori: "ai bambini occorre...poter discernere i rispettivi ruoli di maschio e femmina secondo natura". Un anno nero, per il bacio gay se si pensa a due ragazze di Bolzano che dopo lo scambio affettuoso sono aggredite e malmenate da un branco... Proprio recentemente tra le opere censurate alla mostra, che non ha aperto i battenti e che sembrerebbe non aprire più, Arte e Omosessualità da Von Gloeden a Pierre et Gilles, c'è "Fratelli d'Italia" di  Sebastiano D'Eva: un bacio fra uomini proiettato sul tricolore, censurato dalla giunta meneghina, almeno lo immagino, per "vilipendio alla bandiera".

Abbiamo ridato dignità ai nostri baci e ai nostri affetti, portandoli in piazza il 14 febbraio 2004, per il Kiss 2 Pacs, una manifestazione a favore di una legge per le unioni civili. Eravamo in più di 1700, ma ancora sono emerse reazioni di imbarazzo e scandalo.

Da Roma a Gela. Qui è uno studente a chiedere dignità per atti reiterati di bullismo omofobo con una denuncia ai Carabinieri. "Sei gay", "Sei frocio", gli ripetevano i compagni. La mortificazione, inflitta anche da una docente che lo avrebbe inviato ad andarsene da scuola ha creato fortissimi disagi all'adolescente.

Come nel caso di Torino, dove un ragazzo di sedici anni è stato indotto al suicidio perché colpito da insulti omofobi, non è in discussione l'orientamento dei ragazzi.

Balza agli occhi la violenza sordida e ripetuta, con un carico di cattiveria reiterata, verso un presunto diverso che si rifà al maschilismo del branco e al macismo purtroppo ancora imperante.

In Spagna il premier Zapatero, presentando il suo Governo alle Cortes, ha messo al secondo punto del suo programma la lotta al maschilismo criminale, riconoscendone gli effetti disastrosi nella nostra società spagnola, che non è dissimile dalla nostra. E va bene una denuncia allora per ribadire la pari dignità e porre all'attenzione dell'opinione pubblica l'orrenda violenza che quotidianamente colpisce la comunità gay, e che sovente, non è percepita come tale.

Ultimo in ordine di tempo, a far valere i propri diritti, è un omosessuale senegalese, che ha chiesto la non espulsione perché, nel paese d'origine, rischierebbe il carcere. La Cassazione pronunciatasi proprio oggi sul caso, ha stabilito che ogni omosessuale, stando all'articolo 2 della Costituzione, ha il diritto "alla realizzazione della propria personalità".

E' la prima volta che la Cassazione fa riferimento all'omosessualità per ribadire che il diritto alla realizzazione della propria identità è universale ed è garantito dalla Costituzione, ma i giudici, ahinoi, hanno ribadito che la persecuzione di un omosessuale è valida solo se esistono leggi persecutorie e non se è sociale...

Così abbiamo di fronte un'Italia a macchia di leopardo. Da una parte gli omosessuali che chiedono dignità, con ben 4 gay pride (Roma, Catania, Torino, Milano) e decine di comuni che approvano registri delle unioni civili e una società civile che ormai guarda con simpatia e partecipazione alla causa gay. Dall'altro lato continuano violenze, discriminazioni, omicidi e baci negati.

Così la battaglia glbt (gay, lesbica, bisessuale e transessuale) continua con l'appuntamento di giovedì prossimo, in via di San Giovanni in Laterano, a Roma, dove saremo protagonisti di un Kiss-in, un bacio pubblico di massa, teso a conquistare la nostra dignità.

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venerdì, 27 luglio 2007
TERAMO. BOCCIATO IL REGISTRO DELLE UNIONI CIVILI

Ds e Margherita respingono in consiglio comunale la
proposta di Avolio di Sinistra democratica

giovedì 26 luglio 2007 , di Il Centro
 
 
ROSETO. «Una proposta radicale che tende a spaccare la maggioranza». Con questa motivazione il consiglio comunale di Roseto ha bocciato la proposta di istituire un registro delle unioni civili. A chiederne l’istituzione è stato Pasquale Avolio, consigliere comunale del movimento Sinistra democratica, il quale ha presentato una mozione sull’argomento, respinta dalla sua stessa maggioranza.

Secondo la sua proposta, tale registro non avrebbe interferito con gli elenchi anagrafici e, soprattutto, non sarebbe entrato nel merito del diritto di famiglia tutelato dal codice civile.

«Ho proposto uno strumento di grande valore simbolico e di civiltà», dice Avolio, «che avrebbe avuto la funzione di riconoscere piena cittadinanza ai nuclei familiari che si sono costituiti non in forza del matrimonio religioso o civile, ma in presenza di solidi e duraturi vincoli affettivi o per reciproca assistenza morale e materiale».

Come ha spiegato il consigliere di maggioranza, quindi, le conseguenze sul piano amministrativo sarebbero state limitate all’assistenza sociale. «Si trattava di una proposta sensata e ragionevole», aggiunge Avolio, «con la quale invitavo il consiglio a riconoscere nuove forme di convivenza e a riscoprire il primato dell’amore e della solidarietà oltre i limiti del contratto scritto e oltre il modello consolidato di famiglia».

A nulla sono valsi i tentativi del consigliere Avolio di portare a esempio città importanti, come Pisa o Firenze, che da decenni si sono dotati di tale registro e altre che lo stanno approntando.

«Con tali premesse», dice infatti Avolio, «e con una maggioranza dell’80% del centrosinistra questa mozione non avrebbe dovuto incontrare il minimo ostacolo, ma così non è accaduto. Tre consiglieri dei Ds hanno abbandonato l’aula e il capogruppo dello Sdi-Rosa nel pugno (si tratta di Ezio Vannucci ndr) non ha partecipato alla votazione per i suoi principi etico-religiosi».

«Esprimo il mio sdegno», conclude Avolio, «perché nel consiglio di Roseto la laicità, che è anche rispetto e tutela delle minoranze, viene calpestata e svenduta per opportunismo e convenienze politiche e e viene dimenticata la nostra responsabilità di amministratori tenuti a salvaguardare i diritti di tutti i cittadini. I Ds e la Margherita, con il loro voto contrario, hanno rinunciato alla loro cultura e alle loro idealità pur di non urtare la sensibilità di nessuno: ecco come si preannuncia la formazione del nascente partito democratico a Roseto».

Federico Centola
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mercoledì, 25 luglio 2007

Le sinistre bocciano Damiano

C.R.,  24 luglio 2007

Per contrastare davvero il precariato Sd, Prc, Pdci e Verdi presentano un emendamento al Dpef. La proposta del governo, infatti, non convince l'ala di sinistra dell'Unione, che annuncia battaglia in Parlamento



"Insieme agli altri gruppi parlamentari della sinistra, abbiamo presentato un emendamento al Dpef che contrasta davvero, a differenza delle misure proposte dal Governo, il precariato". Divise sulle pensioni, le sinistre si ricompattano sul welfare. A riferirlo è il capogruppo del Prc al Senato, Giovanni Russo Spena, che spiega come "le proposte contenute nel protocollo Damiano sono inaccettabili. Nel merito, non contrastano affatto il precariato e in alcuni casi, come nella defiscalizzazione degli straordinari per i datori di lavoro, peggiorano anzi la situazione. Nel metodo, ignorano i più elementari principi di collegialità nella maggioranza".

Dunque, in soldoni, non è questa la strada che un Governo di centrosinistra può percorrere per combattere il precariato e intervenire sul disagio dei giovani. E l'ala sinistra dell'Unione, da Sd a Rifondazione, annuncia battaglia contro il documento redatto dal governo, che potrebbe creare un nuovo "conflitto" nella maggioranza. E anche in casa Cgil le idee di Palazzo Chigi sul welfare creano più di un mal di pancia con il dissenso andato in scena al direttivo della Cgil riunitosi ieri notte. La confederazione di Corso d'Italia sulle misure per il mercato del lavoro, e in particolare le modifiche alla legge Biagi, esprimerà il suo dissenso con un "atto formale", e cioé una lettera al Governo. I toni più duri vengono dal segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi: "ora - afferma - dobbiamo ottenere un risultato: respingere l'accordo su pensioni e Welfare tra i lavoratori". "Sul mercato del lavoro e sugli straordinari - ha aggiunto Cremaschi - ci sono autentiche, per usare le parole di Epifani nella relazione al comitato direttivo, 'porcherie'. Su tutte le altre questioni c'è una tendenza complessiva al peggioramento delle condizioni sociali per i lavoratori, per questo l'accordo va respinto e ricontrattato per ottenere risultati migliori, questo anche a rischio che resti lo scalone di Maroni perché il risultato complessivo è troppo dannoso per i lavoratori".

Sul versante politico, a bocciare per primo le proposte dell'esecutivo sul welfare del futuro è il segretario del Prc, Franco Giordano: "si tratta di una proposta che non ci convince per niente". Oltretutto si tratta di misure che non erano previste dal "programma dell'Unione". Per questo "non siamo stati coinvolti - scandisce Giordano - e dunque non ci sentiamo legati". Di qui l'annuncio: "Adesso si apre un conflitto e il nostro voto dipenderà dall'esito di quel conflitto".
"Sì alle pensioni, no al resto del protocollo" è la posizione della Sinistra democratica che si dice pronta ad avanzare "soluzioni diverse più coerenti con il programma dell'Unione". Il Protocollo del Governo "Equità e crescita sostenibile" - dice Fabio Mussi - contiene tre parti: previdenza, competitività, mercato del lavoro. Avendo espresso in Consiglio dei Ministri consenso sulla previdenza, l'unica parte lì messa in discussione, devo a mezzo stampa esprimere il mio dissenso e quello di Sinistra Democratica sulle altre due".
"Primo - spiega il ministro della Ricerca - 'competitività' coincide con 'costo del lavoro'. Questa identificazione è figlia di un ritardo culturale, e di un condizionamento di interessi, che sono tutti italiani. Su questi punti proporremo, quando il Consiglio dei Ministri sarà chiamato a discutere e il Parlamento a decidere, soluzioni diverse da quelle del Protocollo e più coerenti con il Programma dell'Unione". Quanto alla defiscalizzazione degli straordinari, "non si capisce perché - chiosa il leader di SD -, con i nostri tassi di occupazione, si debba favorire la concentrazione del lavoro sulla stessa platea di lavoratori." Infine, la domanda: che fine ha fatto la tanta sbandierata sollecitudine del governo a favore dei giovani? "La legge 30 è appena ritoccata, la stipula dei contratti a termine si presenta ancora incondizionata, e rispetto al limite dei 36 mesi per la reiterabilità, compare una fattispecie di eccezione che è facile immaginare diventerà la regola. La battaglia contro il precariato deve essere più chiara ed efficace", conclude Fabio Mussi.
Estremamente critici anche i Verdi e il Pdci. "L'accordo sul welfare sa di muffa" taglia corto il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio. "Con il protocollo sullo Stato sociale - afferma il capogruppo dei Verdi-Pdci alla Camera, Manuela Palermi - siamo al capolinea".

Le difficoltà dei rapporti nella maggioranza su welfare e pensioni prefigurano un nuovo 1998? Questa è la tesi di quanti, dal Pd ai moderati dell'Unione, puntano il dito contro "i soliti" sfascisti della sinsitra radicale. Ma è proprio Bertinotti a rispondere, e questa volta con due metafore, entrambe adatte a descrivere l'attuale situazione del governo di centrosinistra. La metafora "dell'ammalato con delle avvisaglie di crisi ma che mostra capacità di durare e quella del tessuto liso che si può spezzare". Nel '98 c'erano due formazioni con due programmi diversi che avevano un accordo di desistenza, oggi abbiamo un solo programma.

Sempre che il resto della coalizione di centrosinistra se ne ricordi in tempo. Che il passaggio in Aula al Senato "sarà difficile" lo ha capito anche Franco Marini, il quale però spera ancora in una "via per evitare la rottura".

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giovedì, 19 luglio 2007
«La minaccia al governo
non viene da sinistra»
di Simone Collini


Quando l’accordo sulle pensioni sembrava in dirittura d’arrivo è arrivata la mossa di Emma Bonino. Come la giudica ministro Mussi?
«È un episodio di guerra preventiva. Voglio bene alla Bonino, però ha utilizzato una forma stravagante».
Ha detto che rimetteva nelle mani di Prodi il suo incarico chiedendogli di decidere se il suo permanere nel governo è compatibile con la proposta che presenterà ai sindacati.
«Un chiaro tentativo di condizionamento. Non consapevole dell’importanza per il governo, per la sua tenuta e durata, di un accordo con le parti sociali. Il governo non agisce mai sotto dettatura di un altro soggetto. Ma senza concertazione si va alla guerra di tutti contro tutti».
Il dubbio della Bonino è che si siano ascoltate troppo le “posizioni reazionarie della sinistra comunista e sindacale”.
«Madonna santa. Noi partiamo dal programma. Si fa un gran discutere di crisi della politica. Uno dei modi per non aggravarla è fare in modo che tra le parole, gli annunci, le promesse, e i fatti, le azioni, ci sia coerenza. Immagino che quelli che nella Fabbrica del programma di Prodi hanno scritto “abolire lo scalone” sapevano quel che facevano».
Il programma dice però anche che bisogna tenere conto dei cambiamenti demografici.
«Certo. E io aggiungo anche i cambiamenti della struttura del mercato del lavoro, il fatto cioè che i giovani sono sempre più impegnati in lavori atipici, precari, a tempo determinato, discontinuo. Questo pone un problema enorme in relazione all’entrata in vigore del sistema contributivo. Mi sono battuto per la riforma Dini e nel 2012 si supererà il sistema dell’età in quanto si andrà in pensione prendendo in proporzione i contributi versati. Se per i giovani il lavoro continua a essere così precario si crea un problema esplosivo che va affrontato precocemente».
C’è anche chi dice che sarà un problema tenere in ordine i conti dell’Inps se non ci sarà un innalzamento dell’età pensionabile.
«Intanto, nella precedente Finanziaria abbiamo già aumentato il prelievo contributivo sul lavoro dello 0,3%, il che ha dato 800 milioni di euro. E poi oggi c’è un attivo dell’Inps di 3 miliardi e mezzo di euro, con il quale si finanziano i passivi di altre casse previdenziali. Per esempio si finanzia il deficit della cassa previdenziale dei dirigenti d’azienda. Cioè questo è un paese in cui i lavoratori con i loro contributi finanziano le pensioni ai loro capi. E la cosa appare normale».
Tenuto conto di tutto questo?
«Si tratta di lavorare a un onorevole compromesso».
L’ipotesi che circola circa lo scalino di 58 anni più le quote contributi-più-età possono portare a un accordo?
«Se c’è anche la messa in sicurezza dei lavoratori precoci, quelli che hanno 40 anni di contributi, gli usuranti».
E se a un’ipotesi del genere ci fosse oggi l’accordo con le parti sociali?
«Credo che il governo dovrebbe nella sua collegialità sostenerlo. Servirebbe a garantire la sua tenuta».
Nella sua collegialità vuol dire anche dai partiti di sinistra, come il Prc, che nelle passate settimane si sono mostrati scettici?
«La minaccia, nonostante la monumentale costruzione ideologica, non viene da sinistra. Rifondazione comunista ha avuto la tentazione di scavalcare il sindacato. Mi pare che sia rientrata».
Da dove dice che viene la minaccia?
«La fune viene tirata da settori del centro dello schieramento. Settori del costituendo Partito democratico e dintorni. È da lì che sono venute le più esplicite minacce, compresa quella di aprire una crisi di governo. E questo su una linea oltranzista: i nemici sono i lavoratori e i sindacati, non vogliono fare l’accordo, l’unica cosa che conta è il dato economico. Su una linea così non solo salta il governo ma si alza fino all’incandescenza il conflitto sociale. Questo si vuole?».
Importanti giornali soffiano sulla crisi di governo, quello di Confindustria suggerisce a determinati ministri di dimettersi.
«È la prima volta che il Sole 24 Ore fa degli articoli in cui auspica una crisi di governo. Non gliel’ho mai visto fare. Quando l’esecutivo era presieduto da uno degli associati di Confindustria, di nome Silvio, con il debito pubblico in ripresa, il deficit sopra le soglie del Patto di stabilità europeo, la crescita zero, non è stata chiesta la crisi di governo».
Questo per dire cosa?
«Voglio fare un appello per fermare la lotta di classe. La lotta di classe in forza dei ricchi contro i poveri».
Più che altro oggi si parla di un conflitto di generazioni.
«Sì, una volta c’erano le dispute tra gli antichi e i moderni, ora c’è la disputa giovani-vecchi. Rutelli ha persino invocato la protesta dei giovani contro i sindacati, poi ci ha provato Giachetti e hanno partecipato in venti».
La teoria non la convince?
«L’atto più ostile della società attuale contro i giovani si chiama precarietà. Sono state approvate leggi che hanno enormemente moltiplicato la condizione precaria dei giovani. E anzi ormai non si può dire neanche più dire che il fenomeno riguardi solo loro, perché la vita precaria continua in età matura, con redditi e stipendi da fame. Io guardo al mio settore, a chi si occupa di ricerca scientifica: un dottorando riceve 800 euro al mese, un assegnista di ricerca 1100, un ricercatore 1200. Questo è un clamoroso oltraggio sociale al principio del merito, che è l’ospite d’onore in tutti i convegni della domenica. Se interessa una politica che disarmi l’eventuale guerra tra anziani e giovani dobbiamo prendere di petto la questione del precariato. Per esempio le norme sul lavoro a tempo determinato. Non si può importare in Italia una delle regole d’oro della globalizzazione: pagare il lavoro a prezzi orientali, vendere le merci a prezzi occidentali».
Che ne pensa del manifesto di Rutelli e del centrosinistra di “nuovo conio”?
«Intanto, non si può non notare che il documento di Rutelli comincia con un attacco al governo. Poi presenta uno schema programmatico piuttosto distante dal programma dell’Unione. E alla fine appare l’espressione alleanze di nuovo conio. Confesso di non capire cosa voglia dire. Perché se l’intenzione è quella di scaricare la sinistra dello schieramento, per sostituirla e fare maggioranza non basta l’Udc. Bisogna andare più in là. Molto più in là».
E delle primarie per il Partito democratico?
«Ho fatto gli auguri a Veltroni, alla Bindi, li faccio a tutti gli altri. Con la pluralità dei candidati si è evitato il plebiscito. Però con questo sistema elettorale di liste che si collegano non è facile evitare una rete feudale. E poi mi sembra una bizzarria un partito che nasce con le primarie, che sono uno strumento per selezionare i candidati per le cariche pubbliche».
Il suo giudizio sul Pd rimane negativo anche dopo la discesa in campo di Veltroni?
«Li ha salvati dal naufragio, ma per quanto mi riguarda non cambia nulla. Anzi, ci sono cose che continuano a sorprendermi».
Per esempio?
«Che alle ultime uscite di Papa Ratzinger, la riabilitazione della preghiera per la conversione degli ebrei e l’affermazione che l’unica vera Chiesa è quella cattolica apostolica romana, ci sia stato un tale silenzio da parte della cultura cattolico democratica. Il Pd si è fatto per fondere la cultura riformista di matrice socialista con quella di matrice cattolica. Ma se il cattolicesimo democratico è silente di fronte a una spinta reazionaria di questa portata, che partito è quello che nasce? Non vorrei dover rimpiangere la Dc».
Non è che sia tanto positiva la situazione a sinistra. L’obiettivo di unificare ciò che oggi è diviso appare alquanto lontano.
«Certo, comporta un processo, anche una lotta politica, perché bisogna che tutti i reparti dei vari eserciti escano dalle trincee, bisogna che tutti si rimettano in discussione e che si guardi alla sinistra che verrà, non semplicemente a quella che è stata».
È quello che sostiene Bertinotti in un articolo della rivista “Alternative del socialismo”.
«È un articolo a doppio taglio. Non condivido il giudizio liquidatorio sulla socialdemocrazia in Europa. Ne avessimo ora, oltre che di Enrico Berlinguer, di Olof Palme e Willy Brandt. Poi non condivido che ci siano due sinistre, una riformista e una di alternativa. Dopodiché si entra nella parte interessante del suo discorso, che è quella che chiama del socialismo del XXI secolo. Lì si può lavorare. Sapendo che non sarà un rapporto bilaterale Prc-Sd, perché in questo campo della sinistra ci sono forze politiche - spero compreso lo Sdi, che ha fatto una scelta infeconda con l’idea di rimettere insieme i pezzi di una diaspora socialista di 15 anni fa con il nome Psi - ma poi c’è anche un pezzo d’Italia che oggi non è rappresentato politicamente e che è in attesa della buona novella».
 
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giovedì, 19 luglio 2007

Fermiamo la strage silenziosa!

Adriano Labucci*,  18 luglio 2007

Iniziative -Mondo lavoro     

Il 23 luglio la Provincia di Roma promuoverà una giornata sul tema "Morti bianche e Lavoro nero". Per l'occasione verrà allestito anche un percorso di scarpe e caschi, in memoria di chi è morto nei posti di impiego



Il 23 luglio la Provincia di Roma promuoverà una giornata sul tema "Morti bianche e Lavoro nero".

Su entrambi i fenomeni il nostro paese detiene un triste primato europeo: 1265 morti nel 2006; già 566 quest'anno; 4 milioni circa i lavoratori in nero.

Praticamente una guerra. Silenziosa ma altrettanto letale se si pensa che nel periodo 2003-2006 le vittime americane in Iraq sono state 2978 mentre in Italia, nello stesso periodo, sul luogo di lavoro se ne sono contate quasi il doppio: 5252.

Ovviamente non dipende da un destino cinico e baro, ma da alcuni fattori concreti ai quali è opportuno quanto prima porre rimedio: sul piano culturale la svalorizzazione del lavoro che si è avuta in questi anni in nome dell'impresa e della competizione a scapito di un rafforzamento di elementi di sicurezza e legalità; sul piano pratico la frammentazione dei processi produttivi che in nome di una concorrenza esasperata e delle logiche del profitto produce un'infinita catena di appalti e subappalti, di esternalizzazioni con conseguente aumento della precarietà del lavoro.

Se non si mette mano a quest'insieme di cause si rischia una giaculatoria inconcludente.

Qualcosa si sta muovendo con le norme dell'ultima Finanziaria che hanno portato all'emersione nell'edilizia di circa 100.000 lavoratori in nero e con l'approvazione al Senato del Testo Unico sulla sicurezza, che speriamo venga rapidamente approvato ora alla Camera.

Di tutto questo parleremo lunedì 23 luglio la mattina con la proiezione di film e documenti; il pomeriggio alle 15.00 con un Consiglio Provinciale straordinario con il ministro del Lavoro Cesare Damiano; la sera alle 21.00 al Colosseo con la lettura di testi da parte di scrittori e poeti.
Per l'occasione verrà allestito anche un percorso di scarpe e caschi, in memoria di chi è morto sul lavoro.
Chiediamo ad ognuno di donare un paio di scarpe da uomo usate per ricordarli e per ricordare a tutti noi che il lavoro serve per vivere e non per morire.

*Presidente del Consiglio Provinciale

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sabato, 14 luglio 2007

Roma, cosa c'è dietro gli attacchi fascisti?

Massimo Cervellini*,  13 luglio 2007

Politica      Le responsabilità delle ultime aggressioni nella capitale sono da ricercare nel profondo delle condizioni sociali e culturali dei giovani romani, soprattutto nelle abbandonate periferie, ma anche nell'immobilismo delle forze di sinistra



Dopo la brutale aggressione di Villa Ada e quella di Casal Bertone, oggi profanata a Porta San Paolo la corona dedicata alla resistenza antifascista romana, che lì scrisse una delle sue pagine più gloriose.
Emerge, drammaticamente, un inquietante ritorno della violenza fascista a Roma. E' grave non assumerlo come dato politico o solamente sottovalutarlo.
Vanno ricercate le cause che l'hanno prodotta, che sono molteplici e complesse; le risposte, per essere adeguate, devono entrare nel profondo delle condizioni sociali e culturali che le hanno determinate; ma devono contemporaneamente avere quella chiarezza, o meglio quella semplicità necessaria per consentire di arrivare "dentro" il mondo, la galassia dei giovani romani, innanzitutto delle nostre sterminate e sempre più abbandonate periferie.

Perché proprio questo spesso sfugge: cosa accade nei quartieri e nelle borgate di periferia di Roma? Quale tessuto connettivo si è sostituito alla caduta della politica come occasione, strumento, per migliorare le condizioni di vita, materiali e culturali, per determinare relazioni necessarie, fondamentali nell'adolescenza per crescere, per entrare nella cosiddetta società o nel microcosmo della propria borgata, scuola, centro commerciale. Di questo fenomeno, che fornisce la cifra di quanta solitudine esprime, non se ne parla.
Spesso sui giornali, dopo violenze allo stadio Olimpico, si scrivono articoli, si ricercano e si trovano le evidenti connessioni politiche con l'estremismo di destra, si propongono provvedimenti, misure di sicurezza certo indispensabili ma che non fanno altro che alimentare l'origine, la causa: ovvero l'incredibile disagio, soprattutto di ragazze e ragazzi, che si vive nella cintura periferica della capitale.

Le forze politiche democratiche, per prime quelle di sinistra, le associazioni, i movimenti, devono percepire la necessità di uno scatto. Dopo Villa Ada, se non siamo all'altezza, rischiamo, in tempi rapidissimi, di ritrovarci in una situazione che non si riacchiappa più. Non bastano le risposte, pur necessarie, ma parziali. La manifestazione che sabato scorso ha attraversato il II° Municipio, a cui ho partecipato, è stata appunto necessaria ma non sufficiente. Men che meno bizzarre proposte del tipo "concerto bipartisan".
Evidentemente chi aderisce a queste trovate non ha la percezione di quello che bolle fra i giovani e nelle periferie di Roma.
Le responsabilità non riguardano astrattamente gli altri, da anni tutte le forze di sinistra governano questa città.
Noi dobbiamo unire tutte le Forze, le istituzioni, il movimento sindacale, intorno a proposte che parlino concretamente di un'altra idea di città, di periferia, di solidarietà, di sicurezza. E dobbiamo farlo presto.
Luoghi permanenti, forme di coordinamento che coinvolgano tutti, nessuno escluso, che abbiano il comune denominatore nella solidarietà, la non violenza, i valori fondamentali dell'antifascismo.
Sono convinto che Sinistra Democratica, a Roma ben presente, debba contribuire con determinazione a costruire queste condizioni di partenza, per farle diventare iniziativa cittadina e sui territori, atti di governo locale, fatti concreti su cui misurarsi. Nei quattro quadranti periferici della città apriamo quattro luoghi per la cultura, la musica, la solidarietà, dove l'incontro di culture diverse sia possibile, dove il contaminarsi fra etnie, condizioni di vita, generazioni, non sia vietato dalle condizioni, da quegli assoluti culturali, come si diceva una volta, imposti dai mega centri commerciali.

*Coordinatore romano Sinistra Democratica

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sabato, 14 luglio 2007

Da Roma, lettera aperta a Fabio Mussi

Firme varie,  13 luglio 2007

Dibattito     

Il capitolo che questa lettera sollecitia a scrivere totalmente daccapo, riguarda la forma organizzativa e le regole di vita interna al Movimento Sinistra Democratica. In vista dell'appuntamento d'autunno, per una struttura più definita, chiediamo che si apra un grande consultazione su proposte concrete, per cominciare ad aprire, innovare e moralizzare la vita politica delle nostre organizzazioni



Caro Fabio,
Siamo convinti sostenitori del Movimento Sinistra Democratica, perché ne condividiamo la sua ragione fondamentale, che è quella di unire e rinnovare l'intera sinistra italiana.
Pensiamo che sia necessario lavorare in questa direzione con estrema rapidità e senza esitazioni, perché, in questi anni, su tali questioni, tanti sono stati gli appelli caduti nel vuoto, ai quali, non di rado, sono seguiti solo demagogia ed operazioni strumentali.

Se, in questi anni, è prevalsa la frammentazione, non è successo per causa di una strano maleficio e se oggi si può concretizzare un lavoro comune a sinistra, non è perché siamo diventati tutti più buoni.
Oggi deve essere diverso dal passato, perché la crisi del sistema politico è a un punto di non ritorno e la sinistra rischia di pagare i prezzi più alti. La verità è che per lunghi anni la coltivazione dell'orticello ha pagato profumatamente, il sistema politico e istituzionale, nelle sue varie articolazioni, ha incentivato i particolarismi, penalizzando ogni tentativo fuori dal coro.
Si sono formate oligarchie, sempre più concentrate a riprodurre se stesse e a combattere ogni tipo di rinnovamento.
I gruppi dirigenti hanno portato dove volevano le proprie organizzazioni politiche, senza mai pagare prezzi, anche in presenza di clamorosi fallimenti, contando sul conformismo dilagante e l'impermeabilità delle strutture, congegnate per tenere fuori il dissenso.
In fondo, dentro questa logica non poteva esistere una vera ragione per cambiare, visto che la "cerchia ristretta" si era garantita seggi, ministeri, presidenze, visibilità mediatica, macchina con autista e scorta annessa.

Ora però la "casa" ha preso fuoco, chi non se ne è accorto rischia di rimanerci dentro, con tutte le conseguenze del caso.
Certo, ci sono le difficoltà del Governo Prodi, c'è la pessima legge elettorale che non garantisce la governabilità e alimenta la frammentazione, ma quando il libro più letto in Italia, da mesi, è "La Casta", denuncia implacabile della degenerazione del mondo politico, non ci sono più parole che tengano. Non servono a niente gli appelli ad evitare l'antipolitica. Ci vogliono fatti!

In questo senso, l'irruzione nello scenario politico di Sinistra Democratica ha già portato i primi benefici: obbligando tutta la Sinistra ad un confronto unitario, rompendo di fatto vecchi equilibri; infatti, anche tra chi finora aveva rifiutato veri percorsi unitari, si fa strada la "necessità che diventa virtù".
Tuttavia, la stessa SD è figlia della precedente stagione politica e non può, quindi, essere considerata immune da vecchi vizi e dalla riproposizione di antichi modelli.
Infatti, ora avvertiamo qualche difficoltà, che va superata, sia nella costruzione del nostro Movimento, che nei rapporti con le altre forze della sinistra.
Sinistra Democratica per come nasce e per la sua natura di movimento unitario, ha in mano un'occasione storica, perfino una missione, che è quella di cominciare a dare l'esempio, per aiutare tutta la sinistra ad uscire dalla sua crisi.
Sul piano ideale, programmatico, delle scelte politiche, non si parte da zero e comunque non intendiamo ora entrare nel merito, il capitolo che con questa lettera sollecitiamo a scrivere totalmente daccapo, riguarda la forma organizzativa e le regole di vita interna.
In vista del nostro appuntamento d'autunno, per darci una struttura più definita, chiediamo che si apra un grande consultazione su proposte concrete, per cominciare ad aprire, innovare e moralizzare la vita politica delle nostre organizzazioni.
Se la questione, che in questi anni ha prodotto indignazione tra l'opinione pubblica, riguarda i costi della politica e il formarsi di vere e proprie "caste", serve una risposta immediata!

Non pensiamo a palliativi, ma a vere e proprie norme speciali, come si conviene quando ci sono momenti d'emergenza.
- Il nostro Movimento deve promuovere il massimo dell'innovazione e dell'apertura, a partire dalla parità (50%) della rappresentanza uomini-donne.

- Così come, giovani ed esterni alle ex Mozioni, cioè non provenienti dai DS, devono avere uno spazio garantito, a tutti i livelli periferici e centrali, negli organismi dirigenti e nelle candidature istituzionali future.

- Riteniamo che occorre interrompere il corto circuito che porta coloro che assumono ruoli di direzione e coordinamento politico, a prefigurare la propria candidatura da qualche parte, come unico scopo del proprio lavoro. Proponiamo una regola che vieti di candidarsi nelle Istituzioni, per tutto il periodo del proprio mandato politico, salvo dimettersi e, quindi, non poter andare a trattare direttamente per se stessi.

- Deve essere impedito il cumulo delle cariche, non possiamo più fidarci del buonsenso del singolo di turno. La responsabilità deve essere collettiva nel sostituire chi occupa più di un incarico.

- Va garantita assolutamente e subito, una vera rotazione in Parlamento. Fare il Deputato o il Senatore è un impegno, gravoso e gratificante insieme, quindi, deve essere concepito solo come un passaggio della propria vita politica. In questo senso, fatto salvo alcuni limitatissimi casi, ad esempio il coordinatore nazionale, tutti quelli che hanno già fatto due legislature, devono lasciare lo spazio ad altri ed essere chiamati a nuovi incarichi.

- Chiediamo che gli eletti in Parlamento, interrompendo una immorale abitudine, si impegnino a mettere in regola i propri collaboratori e che si stabilisca una quota congrua da versare alla propria organizzazione politica, che garantisca uno stipendio adeguato e non l'idea di arricchimento personale.

Nei DS, ma più in generale, chi ha concluso il proprio mandato istituzionale, spesso, se non legato ad una cordata forte, è stato lasciato nel vuoto, alimentando l'idea che l'unico modo per fare politica e contare, è stare nel "Palazzo". Dobbiamo impegnarci a dimostrare che si possono trovare soluzioni anche a questo problema. Ci sono tanti bravi parlamentari, tanti bravi amministratori, tanti dirigenti territoriali, tanti giovani compagni, che possono dare una mano ruotando negli incarichi senza sentirsi penalizzati.
Questo tanto per cominciare, pur non facendoci illusioni di risolvere tutti i mali della politica. La cosa certa, in ogni caso, è che se riusciamo a fare qualcosa di moralmente giusto, veramente nuovo e di sinistra, in molti ci saranno grati.

Per queste ragioni, intendiamo raccogliere adesioni a queste nostre proposte e ti chiediamo una disponibilità per un confronto pubblico, che organizzeremo a Roma, nel prossimo mese di settembre.
Ribaltare il senso comune può essere un buon obbiettivo, su cui vale la pena lavorare.

Roberto Sciacca
Enzo Mastrobuoni
Lalla Cappelli
Fabio Ciucci
Mauro Coldagelli
Andrea Costa
Leonardo Cruciani
Ersilia De Bono
Giuliana La Verde
Lucia Masotti
Monica Minervino
Michela Pace
Patrizia Paglia
Fabrizio Picchetti
Cesare Ranucci

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martedì, 03 luglio 2007

Legge 40, abolirla è necessario

Marzia Bonacci,  02 luglio 2007

I dati raccolti dall'Istituto superiore di sanità relativi alla procreazione medicalmente assistita, riportati oggi nella relazione con cui il ministro Livia Turco ha fotografato le conseguenze che l'attuazione della norma ha avuto, segnalano una flessione delle gravidanze. Ne parliamo con Maddalena Gasparini, medico di Usciamo dal Silenzio



Come sarebbe stato l'andamento procreativo nel nostro Paese se non ci fosse stata l'approvazione, nel 2004, della tanto contestata legge 40 relativa alla procreazione medicalmente assistita (Pma)? Meglio, almeno secondo i dati raccolti dall'Istituto superiore di sanità e riportati oggi nella relazione con cui il ministro Livia Turco ha fotografato le conseguenze che l'attuazione della norma sulla Pma ha determinato in Italia, e che ora è stata indirizzata al Parlamento. Secondo il registro nazionale dell'Iss, la legge 40, da molti esperti considerata eccessivamente restrittiva, avrebbe provocato una diminuzione del 3,6% dei cicli di gravidanze, in pratica 1.041 gravidanze in meno. Comparando i dati del 2003, quando la legge non era ancora stata approvata, con quelli del 2005, si sarebbe verificata una flessione in negativo: dal 24,8% al 21,2%. Cresce parallelamente il numero di parti gemellari (+1,6%), di quelli plurimi (gemellari, trigemini e multipli) e dell'insuccesso (+3%), dovuto ad aborti spontanei, morti intrauterine, gravidanze ectopiche. Un quadro clinico che dimostra l'esposizione al rischio da parte delle donne, oltre a quella del feto.
A questi dati negativi, vanno poi aggiunte la disomogeneità tra le varie parti del Paese nel servizio offerto e la tendenza delle coppie a rivolgersi a centri esteri, la quale però deve ancora essere monitorizzata e analizzata. In sostanza, il bilancio sull'applicazione della legge 40 è tutt'altro che positivo, come dimostra l'esortazione del ministro Turco: "Auspico", ha dichiarato, "che a tre anni dall'applicazione della legge, si continui a riflettere, con grande rigore e sobrietà, sulla legge".
Della norma, su cui venne indetto anche un referendum, e delle conseguenze che ha comportato, abbiamo parlato con Maddalena Gasparini, neurologa e bioeticista di Usciamo dal silenzio.

A quale indicazione scientifica contenuta nella legge 40 ritieni sia dovuta questa diminuzione di gravidanze?
Da due limitazioni principali: quella relativa al numero di produzione degli embrioni, che possono essere prodotti nel numero massimo di tre, e quella relativa al divieto di congelare quelli che non sono trasferiti immediatamente dopo la fecondazione. Gli embrioni si producono mettendo insieme ovociti e spermatozoi, ma non tutti gli ovociti utilizzati vengono poi fecondati ed è molto difficile predire il tasso di fecondazione, che mediamente si attesta sull'8% (da dieci ovociti mediamente si ricavano otto embrioni). Il numero di produzione dovrebbe quindi variare tenendo conto della diversità che si registra da donna a donna, da coppia a coppia, a seconda dell'età di coloro che si accostano alla Pma e al loro quadro clinico generale. Pensare di produrre solo tre embrioni significa il rischio o di non produrre di fatto nessuno o di produrne più del necessario. Quindi, in base alla legge, se ne hai prodotti di più devi comunque procedere al loro impianto, non essendo possibile il congelamento, e da qui l'aumento delle nascite gemellari; oppure sei costretto a ripetere il ciclo perché ne hai ottenuti troppo pochi o addirittura nei casi più sfortunati nemmeno uno.

Questo espone le donne a maggiori rischi per la salute?
Si perché con questi limiti invece di fare un solo ciclo di stimolazione ormonale per il prelievo ovarico, che comporta in se stesso una serie di effetti collaterali possibili, le donne sono sottoposte a più cicli. Oltre a questo, esiste poi un disagio psicosociale che riguarda soprattutto le donne in età avanzata, che vedono accrescere i tempi della terapia e della fecondazione, oltre alla possibilità di insuccesso.

Quindi la crescita dei parti gemellari e plurimi è dovuta a questa limitazione dei tre embrioni prevista dalla legge 40?
All'impianto di tre o più embrioni (nel caso ne venissero prodotti di più) e soprattutto nelle donne giovani maggiormente fertili. Chiaramente parti gemellari e plurimi espongono le donne e il feto stesso a maggiori complicanze.

Come dovrebbe essere impostata una normativa saggia che tuteli le donne e il feto e che consenta anche un margine di successo nel trattamento?
In primis in maniera non ideologica, fondandosi sulla letteratura scientifica, che al contrario non è stata tenuta in considerazione nella formulazione della norma attuale. Questo aspetto mi sollecita anche una critica verso la categoria dei medici, di cui pure faccio parte, per non essersi ribellata con la forza necessaria verso una legge che li costringe a fornire un'assistenza medica al di sotto degli standard internazionali in un Paese che, come il nostro, invece vanta una delle migliori assistenze sanitarie mondiali.

Oggi la Turco ha fatto riferimento al turismo procreativo che la legge 40 avrebbe favorito...
E' conseguenza logica di una norma fortemente limitativa. Se le coppie o le donne hanno la possibilità economica e culturale di andare all'estero, dove la procreazione medicalmente assistita ha standard più elevati di successo, è normale che le sfruttino.

Il divieto ad accedere alla fecondazione eterologa di fatto contribuisce a spingere verso l'estero...
Certo. Coppie non giovanissime, uomini o donne totalmente infertili, donne omosessuali o single, persone con malattie specifiche ed ereditarie naturalmente si recano oltre confine per accedere alla procreazione eterologa oppure per poter sfruttare la diagnosi preimpianto, due procedure vietate dalla nostra legge.

Appare un paradosso il fatto che la legge proibisca la diagnosi prima dell'impianto ma poi, grazie alle legge 194, consenta l'aborto...
Un paradosso e una ferocia ingiustificata.

Qual è la tua speranza riguardo alla Pma e alla legge 40?
La mia speranza è in un sussulto di dignità che porti alla sua abrogazione per riscriverla interamente utilizzando due principi: la scientificità e laicità. Il primo potrebbe essere tradotto nella cancellazione dell'obbligo a trasferire tutti e tre gli embrioni quando in tutto il mondo si procede ad impiantare un solo embrione frutto di una selezione sulla base di una serie di caratteristiche che ne assicurino l'annidamento in utero; il secondo nella abolizione dell'embrione come soggetto giuridico e nella fine del dominio di una sola immagine di famiglia sempre identica a se stessa, perché ciascuno sia libero di esprimere la propria personale genitorialità. Questi sono due esempi che mi vengono in mente e che riguardano il rispetto dei due principi guida che ho indicato come base di partenza di una nuova legge. Un altro potrebbe essere il riconoscimento della possibilità di effettuare diagnosi preimpianto. L'importante è comunque rispettare laicità e scientificità, come accade nel resto del mondo.  

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lunedì, 02 luglio 2007
"OLTRE IL CIELO DEI GIUSTI"
Sabato, 14 luglio 2007 - h. 18.00
VILLA LINA, Via Magenta 65   Ronciglione (Vt)
 
Presentazione del nuovo libro di Simone Sutra 
                "OLTRE IL CIELO DEI GIUSTI"
L'autore sarà presente all'evento.
 
Un messaggio spirituale  del vivere momento per momento con la consapevolezza della perfezione che noi siamo e che ci circonda. 
 
Tavola rotonda sul significato dell'etica, o dell'amore,
 nella visione spirituale laica.
 
Saluto benaugurale del Sindaco di Ronciglione, Massimo Sangiorgi
Prof. Aurelio Rizzacasa - Ordinario di Filosofia della Storia dell’Università di Perugia                                            
Peter Boom- Associazione Libero Pensiero ‘Giordano Bruno’ di Viterbo
Prof.ssa Maria Castronovo - Scrittrice
Prof. Pasquale Picone - Presidente della Società Filosofica Italiana, Sezione di Viterbo    
Moderatore: Paolo D’Arpini del CircoloVegetariano VV.TT.
 
Pausa Musicale
Fine serata con rinfresco vegetariano.
 
                                        Con il Patrocinio:
                  AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI RONCIGLIONE
 Rivista ETRURIALAND Viterbo
 
La manifestazione è libera e gratuita, gradita la prenotazione. Tel: 0761 627611    Cel:339 1744690
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domenica, 01 luglio 2007
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