lunedì, 30 aprile 2007
Mussi: ora nasce Sinistra democratica, ma l’obiettivo è un partito
Patti di consultazione in Senato e alla Camera. Folena: variamo Case della Sinistra. Russo Spena: uniti anche sul territorio

di Wanda Marra/ Roma

UNITÀ A SINISTRA «Il nostro obiettivo deve essere un partito politico». Fabio Mussi lo dice a
chiare lettere nell’assemblea di Uniti a Sinistra. In quella che è la quarta assemblea nazionale della rete di Pietro Folena e Aldo Tortorella si respira l’atmosfera di chi ha davanti a sé un obiettivo che, se non proprio immediatamente a portata di mano, sembra però possibile, molto di più oggi di quando la rete è nata, un paio d’anni fa: la riunificazione della sinistra “a sinistra” del Pd. Un’occasione concreta, resa davvero possibile dall’uscita dai Ds di Mussi e Angius. I passi da fare sono molti. Il primo, già da oggi, i «patti di consultazione» tra i gruppi in Parlamento, lanciati dal Prc e accolti dal Pdci, ai quali hanno aderito ieri anche Sinistra Ds e Verdi. Per fare dei paralleli con quel che succede nel “vicino” Pd sembra parlare già da leader Mussi, mentre delinea, all’orizzonte, «una forza della sinistra critica, larga, plurale, ma di governo». Dal canto suo, Folena propone «Case della sinistra», che sulla falsa riga delle storiche Case del popolo diventino un «luogo comune nel quale le esperienze e i diversi soggetti si confrontino, si coordinino, diano risposte concrete ai problemi più acuti della realtà». Parla di una «costituente» da fare «prima dell’estate», Maura Cossutta. E, mentre Diliberto chiude il congresso del Pdci nel nome dell’unità della sinistra (ma anche dell’identità comunista), Russo Spena rilancia: il confronto tra le diverse aree di sinistra «autorizza a scommettere su un soggetto unitario le cui ambizioni non si limitano alla contingenza politica immediata». E spiega: «Serve un lavoro culturale e politico ma anche, da subito, organizzativo. Nelle istituzioni, con i patti di consultazione tra i diversi gruppi in Parlamento e negli enti locali, e soprattutto sul territorio, con le Case della sinistra». Tuttavia, «in questa fase i tempi sono importantissimi: il tempo a disposizione non è infinito». Il più atteso è l’intervento di Mussi. Che fa un discorso a tutto campo, partendo dal governo, per arrivare alle matrici culturali che deve avere il nuovo soggetto della sinistra. «In questa legislatura è necessario lavorare a una sinistra che si unifica per garantire che l'asse della maggioranza e del governo stia al posto giusto». Dall'altro lato è necessario lavorare sulla lunga distanza: «Mi ha colpito la sincerità di Marini al congresso della Margherita, concetti poi ripresi da Rutelli. Non sospetto che ora si voglia fare un ribaltone, ma il mondo non si esaurisce in questa legislatura e per la prossima Marini dice che ci saranno “mani libere” per la maggioranza. Significa che si pensa a soluzioni neocentriste, a un allargamento all'Udc?». Per evitare questo, dunque, «serve una sinistra sufficientemente forte e coesa, per scongiurare il rischio di apertura a nuove prospettive neo-centriste». Nel frattempo bisogna «ribaltare i luoghi comuni». Perché, per esempio, «Berlusconi ha vinto non perché aveva le televisioni, che pure l’hanno aiutato, ma perché ha imposto delle idee: chi è ricco è bravo e, essendo ricco, può far diventare ricchi altri». Avverte anche Mussi, strappando un applauso convinto: «Se vogliamo fare questa sinistra non dobbiamo parlare degli operai, come gli antropologi parlano dei Maori». E mentre annuncia la costituzione di gruppi autonomi di Sinistra democratica alla Camera e al Senato (che diventeranno i terzi del centrosinistra in Parlamento) sottolineando come la manifestazione del 5 maggio che sancirà la nascita di questo movimento «sarà affollata di gente che si aspetta una novità a sinistra». In rappresentanza dei Verdi, anche Cento accoglie l’idea dei patti di consultazione tra i gruppi, che vanno arricchiti «con un'assemblea dei parlamentari che si riconoscono nel progetto di riunificazione della sinistra».
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giovedì, 26 aprile 2007

Il maschilismo italiano in tv

Tiziana Perrino*,  24 aprile 2007

Donne e società     

Le parole intrise di ignoranza e misoginia pronunciate da un giovane contadino intervenuto ad un reality show di Mediaset, sono il simbolo chiaro ed inequivocabile del contesto sociale e dello scarso rispetto che ancora oggi, nel XXI secolo, l'altra metà del cielo è costretta a subire nel Belpaese
 



Durante la puntata del 18 aprile scorso del reality show "un due tre stalla" trasmesso da Canale 5, ad uno dei contadini viene chiesto cosa pensi delle donne. Fin qui niente di male, almeno fino a quando il contadino in questione non esprime, senza mezzi termini, tutta la sua misoginia.
Iniziando col dire che il posto della donna è in casa, continuando col giustificare ed approvare gli "uomini" che picchiano le donne, e dulcis in fundo, dichiarando che le donne che vengono decapitate e/o lapidate in caso di tradimento hanno ciò che si meritano.

Pur considerando che un reality show non è il foro romano della cultura, quelle parole, dette in prima serata e per di più in diretta televisiva, sono il simbolo chiaro ed inequivocabile del contesto sociale e dello scarso rispetto che ancora oggi, nel XXI secolo, le donne siano costrette a subire.
La violenza e la durezza di quelle parole, pronunciate per di più da un ragazzo di meno di trent'anni, non sono solo ferite perpetrate giorno dopo giorno ai danni delle donne, ma costituiscono purtroppo la realtà in quei luoghi in cui le parole si tramutano in fatti (lapidazioni, mutilazioni, pena di morte in caso di tradimento).

Noi qui, in questo paese "civile" che è l'Italia, forse non saremo perseguite (non più e speriamo mai più) penalmente per tradimento, ma sicuramente siamo ben lontane dal vivere una situazione di parità tra i sessi se ancora oggi dobbiamo ricorrere alle quote rosa, se ancora oggi gli stipendi degli uomini sono più alti di quelli delle donne, se ancora oggi le donne devono essere penalizzate nelle assunzioni perché potenziali portatrici sane di figli, se ancora oggi una donna che viene perseguitata da un ex fidanzato o da un ex coniuge la maggior parte delle volte ci rimette la vita senza che nessuno intervenga nei tempi giusti e con vere leggi che ne tutelino la vita, considerata di fatto di serie B.
Ed infine se ancora oggi, sulla rete ammiraglia di Mediaset in prima serata e in diretta televisiva, un " individuo" si permette di dire ciò che ha detto senza colpo ferire (ricordo che alcuni partecipanti ad altri reality show sono stati espulsi dal gioco perché in un momento di stizza avevano bestemmiato), posso assolutamente ed inequivocabilmente affermare che la strada della civilizzazione del nostro paese è ancora lunga e tortuosa per chi, come me, ha avuto la fortuna di nascere donna con la sfortuna di vivere in una società intrisa del più becero maschilismo.

In quanto responsabile provinciale delle pari opportunità del Partito dei Comunisti Italiani a Brindisi, vorrei che questo accadimento non passasse solo come un momento di spettacolo atto all'innalzamento dello share. Credo sia arrivato il momento di iniziare a pensare ad un cambio di direzione dei messaggi televisivi nel rispetto delle diversità e delle differenze, e che noi tutti abbiamo il diritto di accendere la televisione senza il pericolo di incappare in pseudo personaggi che non fanno altro che sfoggiare, senza vergogna alcuna, di essere imbibiti di idiozia allo stato puro.

*Responsabile Provinciale Pari Opportunità PdCi, Brindisi

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martedì, 24 aprile 2007

Angius e Nigra dicono no al Pd La sua mozione decide a maggio

Il leader: «La mia una scelta coerente»


Gavino Angius
Una lettera al segretario dei Ds, Piero Fassino, e un'altra per i suoi compagni e compagne. Questa la forma usata da Gavino Angius, leader della terza mozione, per comunicare il suo addio al partito. Il vicepresidente del Senato, ex capogruppo, una vita dentro prima il Pci, poi il Pds e ora i Ds, lascia la Quercia. A quanto si è appreso, nella lettera Angius scrive di non condividere le caratteristiche e il profilo del nascente Partito Democratico e per questo «non parteciperò» alla sua costruzione.

Angius, sempre a quanto si è appreso, non sarà il solo ad uscire. Anche il portavoce della terza mozione Alberto Nigra lascerà il partito insieme a lui, mentre parteciperanno alla fase costituente gli altri esponenti di spicco della corrente: Massimo Brutti, Mauro Zani e Sergio Gentili. «Abbiamo deciso - dice lo stesso Nigra - a breve ci sarà una nota che informerà su tutto».

L'addio di Angius e Nigra viene considerato un gesto conseguente alle critiche al processo espresse durante il congresso. A quanto si apprende, Angius lavorerà insieme al leader della seconda mozione e ministro Fabio Mussi, che ha lasciato la Quercia nel suo intervento a Fireze, per la creazione di una forza di sinistra di ispirazione socialista.

Dopo il congresso di Firenze appena concluso, i 45 eletti nel consiglio nazionale Ds e i 5 negli organismi di garanzia, più i cordinatori regionali della Terza mozione si sono dati appuntamento tra il 2 e il 5 maggio per una prima riunione di valutazione della fase nuova, del congresso e per decidere se partecipare alla costituente del Partito Democratico. Prima e, probabilmente dopo, di allora ogni decisione viene presa dai singoli con una valutazione personale. Anche se è stato ampiamente annunciato che almeno una grossa parte dei dirigenti della Terza abbandonerà il partito.
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martedì, 24 aprile 2007
Franco Grillini: L'Adesione della DL al Family Day è inequivocabile.
Pubblicato il 24/04/2007 Categoria: Politica
Family day, Grillini: l'adesione della Margherita dimostra inequivocabilmente la sua natura confessionale
Il deputato ds: il Manifesto di Rutelli e Fassino mette a fondamento culturale del Pd le “radici cristiane” Il 12 maggio si tiene il Family day, manifestazione trasversale per difendere la famiglia - a detta dei promotori - dall'attacco dei Dico.

Da più parti si sollevano perplessità in merito alla partecipazione di alcuni partiti all'evento del 12 maggio. È Franco Grillini, deputato dei Democratici di sinistra, ad avanzare dubbi sulla 'marcia' della Margherita. «La votazione all'unanimità da parte del Congresso della Margherita dell'adesione al Family day, proposta da ben 160 delegati capeggiati dagli integralisti teodem, dimostra meglio di qualunque discorso interpretativo la natura confessionale di quel partito», commenta Grillini. Il parlamentare aveva già espresso le sue perplessità nell'intervento al Congresso nazionale dei Ds. «La schizzofrenia del Congresso della Margherita - aggiunge il deputato diessino - che da un lato approva un ordine del giorno a favore dei Dico (però solo a maggioranza) mentre approva all'unanimità l'adesione alla manifestazione contro gli stessi Dico ci dice con chiarezza che i Dico non passeranno mai e che non passeranno le leggi che riguardano i diritti individuali e di libertà. D'altra parte la vera questione che stava al centro dei congressi di Ds e Margherita era la laicità (assieme alla questione leadership, ovvero chi comanderà nella nuova formazione). Registriamo i complimenti della senatrice Binetti a Fassino il quale nelle sue conclusioni al Congresso dei Ds non ha risposto nella sostanza alle sfide sulla laicità del sottoscritto di Mussi, di Angius e di numerosissimi interventi che sono stati accolti da vere e proprie ovazioni. Ancora, i dispositivi identici votati dai due Congressi assumono come base il Manifesto dei dodici saggi il quale mette a fondamento culturale del nuovo Partito democratico le “radici cristiane”. Da qui le nostre perplessità».
di Antonio di Filippo.

prodotto da: Ifatti.com
23.04.2007
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venerdì, 20 aprile 2007

Una testa, un'idea

19 aprile 2007

La Sinistra Ds si prepara a dividersi dalla costituente del Partito Democratico. Ma è chiaro l'orizzonte verso il quale tendere: aprire una costituente della sinistra perché "a sinistra del Pd può nascere una grande forza popolare di ispirazione socialista, laica e di governo"



Dare vita ad una "Costituente della sinistra", perché "a sinistra del Partito Democratico può nascere una grande forza popolare di ispirazione socialista, laica e di governo". Questo il senso del documento approvato nella nottata di ieri dall'assemblea dei delegati della sinistra dei Ds, che si è riunita alla vigilia del Congresso della Quercia.

Il documento, varato dai 242 delegati della II mozione che fa capo a Fabio Mussi, conferma che i rappresentanti dell'area non parteciperanno ai lavori delle commissioni congressuali, non entreranno negli organismi dirigenti nazionali del partito (organismi, si precisa, "che peraltro sono di transizione") e di "non partecipare alla costituente del Partito Democratico".

I delegati, si legge nel documento, "si impegnano a dare vita ad un movimento politico autonomo, che contribuisca ad aprire un processo di rinnovamento e unità alla sinistra italiana, nel riferimento al socialismo europeo. Ad aprire una costituente della sinistra, perché a sinistra del Pd può nascere una grande forza popolare i ispirazione socialista, laica e di governo, del lavoro, dei diritti, dell'ambientalismo, della libertà, della libertà femminile, all'insegna dell'etica della politica".

Il documento si rivolge a "quanti hanno sostenuto la mozione, agli iscritti, agli elettori dei Ds, ai cittadini, ai giovani, al variegato mondo del lavoro e della cultura, a tutti quelli che hanno voglia e interesse a partecipare e contribuire con le loro idee". L'appello è rivolto "alle forze politiche, ai movimenti e ai partiti rappresentati in Parlamento e diffusi su tutto il territorio, perché si inizi in modo libero e aperto il confronto e la discussione".

Il prossimo appuntamento, conferma il documento è per sabato 5 maggio, quando si terrà una iniziativa pubblica per lanciare il nuovo movimento.

ORDINE DEL GIORNO APPROVATO A LARGHISSIMA MAGGIORANZA (UNA SOLA ASTENSIONE E NESSUN VOTO CONTRARIO) DAI DELEGATI E DALLE DELEGATE DELLA MOZIONE "A SINISTRA. PER IL SCIALISMO EUROPEO

L'Assemblea dei delegati e delle delegate al Congresso Nazionale dei Ds della Mozione "A Sinistra. Per il Socialismo Europeo" decide di non partecipare ai lavori delle Commissioni congressuali, di non entrare negli organismi dirigenti nazionali dei Ds (organismi peraltro di transizione), di non partecipare alla Costituente del Partito Democratico.

I delegati si impegnano a dare vita ad un Movimento Politico autonomo, che contribuisca ad aprire un processo di rinnovamento e unità della Sinistra italiana nel riferimento del socialismo europeo. Ad aprire una Costituente della sinistra.
A sinistra del Pd può nascere una grande forza popolare di ispirazione socialista, laica e di governo; del lavoro, dei diritti, dell'ambientalismo, della libertà, delle libertà femminile. All'insegna dell'etica della politica.

I delegati al Congresso si rivolgono a quanti hanno sostenuto la mozione, agli iscritti e alle iscritte, agli elettori dei Ds, a tanti cittadini, ai giovani, agli uomini e alle donne del mondo del lavoro e della cultura: a tutti quelli che hanno voglia e interesse a partecipare e a contribuire con le loro idee.

I delegati si rivolgono alle forze politiche, ai movimenti, ai partiti, ai circoli, alle associazioni esistenti - rappresentati in Parlamento e diffusi nel territorio - perché si inizi in modo libero e aperto il confronto e la discussione.

Il prossimo appuntamento nazionale - che sarà preparato da una seconda Assemblea dei delegati e delle delegate - è a Roma, sabato 5 maggio 2007.

Firenze, 19 aprile 2007

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mercoledì, 18 aprile 2007

Un errore irreversibile

Carlo Leoni*,  17 aprile 2007

L'Italia non può essere priva di una grande forza di sinistra che sia connessa al socialismo europeo. Una necessità a cui il Partito Democratico non potrà rispondere, ma che rappresenta invece il riferimento politico della mozione Mussi



Saremo a Firenze per il IV Congresso Nazionale dei Democratici di Sinistra. Ci saremo, noi delegati della mozione "A sinistra per il socialismo europeo" innanzitutto in segno di rispetto nei confronti dei dirigenti, dei militanti e degli iscritti al partito.

E' la comunità di donne e di uomini dentro la quale abbiamo vissuto per molti anni, con la quale abbiamo condiviso vittorie importanti e momenti critici. Una comunità alla quale abbiamo cercato di dare un contributo ma, soprattutto, dalla quale molto abbiamo ricevuto.

Saremo a Firenze, poi, per dare conto ai delegati eletti dai congressi, agli invitati e all'opinione pubblica delle conseguenze politiche che la Sinistra DS intende trarre dall'esito di un Congresso che ha registrato un ampio consenso alla proposta del segretario di dare vita ad un nuovo partito.

Avevamo chiesto alla maggioranza del partito di prendere una pausa, di fermare il processo di costituzione del Partito Democratico, di riflettere. Tutti insieme.
Ma nel momento in cui si decide non solo di andare avanti, ma di accelerare i tempi della messa in campo del nuovo soggetto, si apre allora di fronte a tutti noi una nuova prospettiva.

La nostra contrarietà al progetto del PD è nota, e non da oggi. Non siamo perplessi o inquieti solo dal modo in cui sta nascendo: i nodi politici fondamentali tuttora elusi ed irrisolti, la fase costituente annunciata così vicina e rapida da far prefigurare l'impossibilità di avviare un vero processo di approfondimento e condivisione, l'incertezza e la confusione sul profilo identitario di quello che -comunque- sarà un partito... e la ridda, quotidiana, di interventi, suggerimenti, decisioni -tutte a mezzo stampa- che danno un quadro sempre più caotico di quello che sarà il progetto politico e la vita democratica interna del Partito Democratico...

Naturalmente, giacché il partito Democratico si farà, io mi auguro che sia una forza più aperta, più inclusiva, più partecipata.
E me lo auguro per quell'urgente bisogno di rinnovamento che solo chi pensa alla politica come "tecnologia della gestione del potere" può considerare cosa da poco. Credo fermamente alla necessità di una riforma radicale dei partiti politici, diventati ormai sempre meno rappresentativi e democratici, ma al tempo stesso sempre più invadenti nella sfera civile e amministrativa. Per questo, nonostante lo scetticismo che in me permane, voglio sperare che il PD -al pari di tutti gli altri soggetti politici- realizzi una vera innovazione della politica. Ne trarrebbe giovamento la democrazia italiana.

Ma la nostra proposta politica non si limita certo all'auspicio di un Partito Democratico più "democratico". La netta contrarietà alla proposta del segretario si articolava, nella nostra mozione, fondamentalmente su tre punti. Avevamo detto: 1) l'Italia non può essere l'unico paese Europeo privo di una grande forza della sinistra di governo; 2) nell'epoca della globalizzazione e dell'integrazione europea non è immaginabile abbandonare il campo del socialismo europeo; 3) i DS, invece di fondersi con la Margherita -che deve rimanere in ogni caso un solido alleato- avrebbero dovuto mettersi al centro di un processo di coraggioso rinnovamento, di revisione politica e soprattutto culturale, volto a realizzare una nuova e più grande forza unitaria della sinistra italiana, approfittando, in questo processo unitario, della contingenza che vede TUTTA la sinistra partecipe all'esperienza di governo e riconoscendo il fatto che la frammentazione della sinistra è una delle cause principali della crisi italiana.
Questo è il cuore politico della mozione che abbiamo sostenuto.

Prendiamo atto dell'esito assolutamente legittimo del congresso, dei suoi risultati numerici. Ma rimaniamo convinti che quello che si sta per compiere sia un errore, uno di quegli errori dai quali sarà poi impossibile tornare indietro.
Con il Congresso di Firenze si conclude l'esperienza politica autonoma del partito dei Democratici di Sinistra.
Poco importa se poi, dal punto di vista meramente formale, i Ds come tali sopravvivranno ancora qualche mese.
Dal 22 aprile inizia il lavoro per costruire un altro partito. Il processo costituente non è una serie di tavole rotonde o dibattiti accademici volti a verificare e a discettare su come vanno le cose. E', come dicono tutti i dirigenti dei DS che credono in questo processo, l'immediata costituzione in ogni Comune di un comitato promotore del PD, che dovrà lanciare gruppi dirigenti, campagne di adesione, aprire il tesseramento. Ad un altro partito. Un altro partito, al quale aderirà ovviamente chi crede in quel progetto.

Non c'è dubbio che per me e per altri sarebbe più comodo e rassicurante scegliere di dire "vado con la mia gente, anche se la direzione è sbagliata": ha il sapore di un vecchio e triste slogan comunista, quel "meglio sbagliare con il partito che avere ragione fuori dal partito".
Sarebbe più rassicurante, magari: ma non sarebbe la scelta politica più giusta, la collocazione politica più utile.

La nascita del PD (con la conseguente scomparsa dei DS) lascia un vuoto a sinistra, uno spazio politico che le attuali formazioni politiche della sinistra, nella loro configurazione odierna, non possono certo rappresentare. I passi che si stanno muovendo sono interessanti: la "costituente socialista" proposta da Boselli, le aperture della "sinistra europea" di Giordano... interessanti, appunto, ma ancora inadeguati, perché la domanda politica che dobbiamo aver il coraggio di porre è quella di una nuova formazione di tutta la sinistra italiana. Non solo di un allargamento delle organizzazioni ora esistenti.

Cerchiamo di immaginare il centrosinistra di domani: un PD non autosufficiente e, alla sua sinistra, la stessa attuale frammentazione. Non dovrebbe volerlo nessuno, io credo, neanche chi oggi crede e si impegna per la nascita del PD.
A cosa servirebbe allora -e a chi, se non ad un gruppo ristretto preoccupato solo della propria autotutela- trascinarci in una esperienza non voluta, che non sentiamo nostra, per confinarci poi in una riserva sterile? Impegnati magari solo a contrastare, rallentare, criticare, cercare di rallentare... cosa dovrebbero fare concretamente, giorno per giorno, coloro che nelle sezioni sono stati e sono contrari a questa esperienza, mentre lavorano i comitati promotori del PD? Farebbero davvero una poco appassionante opera di interdizione.

Meglio è per tutto il centrosinistra che noi, le compagne e i compagni dei DS che hanno sostenuto altre posizioni politiche, ci impegniamo in qualcosa che ci convince di più. Che ci motiva e ci appassiona di più: perché è più utile a tutti. Metterci dunque al lavoro per creare una nuova formazione della sinistra italiana, dove sinistra significhi soprattutto rappresentanza del mondo del lavoro, parte integrante del socialismo europeo. Alleata e amica del futuro partito democratico.
Non pensiamo certo di dar vita ad un altro "partitino", ma ad un movimento politico organizzato che abbia la missione di superare se stesso, in una casa più grande di tutta la sinistra italiana. Una casa, non una semplice federazione.

E' difficile? Sì, è difficile. Ma vogliamo provarci. Per questo saremo a Firenze. Per spiegare -con l'unico intervento a nome della nostra area di Fabio Mussi- le ragioni della nostra scelta.
Proporremo alle delegate e ai delegati della nostra mozione, che si riuniranno mercoledì sera, di non partecipare agli organismi dirigenti del partito, né alle commissioni congressuali: una scelta di ovvia coerenza verso quanto diciamo e, soprattutto, di rispetto verso la strada che altre compagne e compagni stanno intraprendendo.

Se vogliamo un confronto politico maturo tra di noi, non ha senso usare la parola "scissione". Ci si scinde da un partito che rimane, che continua a far politica; non da qualcosa che "cessa la sua attività", come sembra reciti il dispositivo comune che DS e Margherita dovranno votare alla conclusione dei congressi.

Si apriranno, per ciò che erano i Democratici di Sinistra, due fasi costituenti. Tutti combattiamo per l'impresa comune del centrosinistra italiano. Questo impegno comune si vedrà già nelle imminenti elezioni amministrative.
Vale davvero la pena di guardare con civiltà e in modo moderno alle scelte che ognuno di noi si appresta a fare.
Io, l'ho detto, non credo nella strada che la maggioranza dei DS ha deciso di percorrere. Ma guarderò sempre con rispetto all'impegno che gli iscritti, i militanti, i dirigenti ci metteranno: so che lo faranno con passione e generosità.
Chiedo analogo rispetto per le compagne e i compagni che si metteranno in cammino su un altro sentiero -anch'esso non privo di incognite- ma necessario.
Necessario per non disperdere forze, per tenere aperta una prospettiva dignitosa alla sinistra, per rendere ancora più forte il centrosinistra italiano.

*Vicepresidente Camera dei deputati

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martedì, 17 aprile 2007
QUANDO IL BULLISMO COLPISCE LE LESBICHE
Giulia, 19 anni: "le compagne non ci volevano nello spogliatoio"
lunedì 16 aprile 2007 , di La redazione
 
 
 
Mi chiamo Giulia e ho 19 anni.

Anch'io ho subito molestie in passato per via delle mie tendenze sessuali.

In seconda superiore stavo con una ragazza, frequentavamo la stessa scuola e la stessa classe (una classe di sole femmine).

All'epoca avevo 14 anni e il peso di quello che dovetti sopportare fu terribile.

Le altre ragazze ci mettevano bigliettini nello zaino, con scritto "lesbicone" e simili... ci volevano fuori dallo spogliatoio perchè non volevano cambiarsi quando c'eravamo noi... e altre belle cosucce...

Io sono stata malissimo,avevo 14 anni e per un mese non sono più andata a scuola senza dire niente ai miei genitori... mi sono tenuta tutto dentro e tuttora i miei non sanno il vero motivo per cui ho saltato un mese di scuola...

I professori non sapevano di me e del mio disagio... disagio mio e della ragazza con la quale stavo... nessuno sapeva... tranne tutta la classe che però non faceva nulla.

Quello che voglio dire è di non farsi sorprendere dalla recente notizia del 16enne torinese suicida,come se queste cose non fossero mai accadute. Ci sono sempre state,da anni e ci saranno sempre. Dopotutto se nemmeno gli adulti accettano questa realtà come possiamo pretendere che lo facciano dei ragazzi di 14 anni?

Io non sono arrivata al suicidio ma sono stata molto male, ho sofferto di depressione e tutt'ora nessuno è a conoscenza di questo buco nero che ho attraversato....

Dovremo tutti aprire gli occhi e smetterla con la "caccia all'omosessuale"... e non additare i ragazzi quando siamo circondati da adulti,cattolici e politici che ci istigano all\'odio verso gli omosessuali...
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venerdì, 13 aprile 2007
Unioni civili: Radicali Romani aggrediti a La Sapienza mentre
raccoglievano le firme. La politica e i media non sottovalutino

12 aprile 2007

Dichiarazione congiunta di Rita Bernardini, Segretaria Radicali
Italiani, e di Alessandra Pinna, Presidente dell'Associazione Radicali
Roma:

"Questo pomeriggio" dichiara Alessandra Pinna "con altri due compagni mi
trovavo davanti all'entrata dell'Università La Sapienza per un tavolo di
raccolta firme per la proposta di delibera popolare finalizzata
all'istituzione del Registro delle Unioni Civili al Comune di Roma. Mentre
stavamo raccogliendo le ultime firme, soddisfatti della buona risposta che
i giovani avevano mostrato verso la nostra iniziativa, un uomo sulla
quarantina, che già ci aveva precedentemente mostrato in modo del tutto
pacifico il suo disappunto sulla proposta di delibera popolare, si è
repentinamente scagliato violentemente sul tavolo cercando di ribaltarlo e
si è impossessato dei moduli di raccolta firme tentando di strapparli. Due
di noi, aiutati da due passanti, lo hanno bloccato mentre cercava di
svincolarsi violentemente fino all'arrivo della Polizia. Nel mentre
gridava 'a mali estremi, estremi rimedi' definendoci 'distruttori della
famiglia'.

Quanto accaduto oggi è gravissimo e purtroppo emblematico della deriva
violenta verso la quale il nostro Paese sembra dirigersi. Solo pochi
giorni fa, tra il silenzio di media e politici, alla libreria Babele di
Milano sono apparse scritte omofobiche e minacce nei confronti di Imma
Battaglia, Presidente del Di'Gay Project, associazione copromotrice della
raccolta firme. L'aggressione di oggi conferma il clima violento contro
coloro che stanno conducendo democraticamente una battaglia di libertà per
l'estensione dei diritti civili, diritti che non incidono assolutamente su
quelli della famiglia tradizionale."

"Il clima di odio e di intolleranza" dichiara Rita Bernardini "che certi
fautori della 'famiglia naturale' stanno alimentando nei confronti di
inermi e pacifici cittadini che chiedono l'affermazione dei diritti per le
coppie omosessuali, comincia a destare serie preoccupazioni che non
possono essere sottovalutate dalla politica e dai mezzi di informazione.
Oggi, all'Università La Sapienza sono stati aggrediti i militanti di
Radicaliroma che, al tavolo regolarmente annunciato alle forze
dell'ordine, raccoglievano le firme per presentare al Comune di Roma una
proposta di delibera per l'istituzione del registro delle Unioni Civili.
Ieri l'Associazione Radicaliroma aveva presentato in una conferenza stampa
il progetto che in pochi giorni ha già raccolto le sottoscrizioni di 4.000
romani (lo Statuto del Comune ne prevede 5.000 da raccogliere in tre
mesi): il fatto che i giornali romani, pressoché all'unanimità, oggi
abbiano taciuto è forse peggiore del gesto violento del quarantenne che
oggi si è scagliato violentemente contro i giovani militanti tentando di
distruggere i moduli di raccolta e ribaltando il tavolo al grido
'affosserò la vostra proposta perché voi volete distruggere la famiglia!'.
La censura della stampa si rivolge, infatti, contro tutti i cittadini che
usano gli strumenti della 'democrazia diretta' per promuovere iniziativa
politica concreta.

Da parte mia, ringrazio Alessandra Pinna, Piero Bonano e Mirko Paladino
per avere reagito con la nonviolenza al difficile episodio odierno e per
tutto il lavoro civile che stanno portando avanti per la città di Roma."

www.radicaliroma.com
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mercoledì, 11 aprile 2007
DA DOMANI DIRITTI ALLE COPPIE
di Roberto Taddeucci
Martedì 10 Aprile 2007
Dall' 11 aprile, l'Italia riconoscerà dei diritti alle coppie gay. Basta che non siano italiane. È quanto prevede una Direttiva Europea sulla libera circolazione tra gli Stati.
 


ROMA - I cittadini europei sono tutti uguali? Niente affatto: nel nostro paese quelli stranieri sono più... europei di noi italiani. Conseguenza del recepimento (dovuto) dell'Italia della Direttiva 2004/38 della Comunità Europea, relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri.

Si tratta di una normativa che è stata elaborata durante gli anni del governo Berlusconi e vi ha contribuito l'allora ministro alle politiche comunitarie Rocco Buttiglione. La libera circolazione dei cittadini europei da un paese all'altro è uno dei cardini sui quali si basano gli accordi comunitari. Il cittadino europeo che si sposta ha il diritto di portare con se i propri familiari e nella maggioranza dei paesi europei, come noto, le coppie omosessuali sono considerate famiglia, con varie modalità giuridiche di riconoscimento che variano da paese a paese.

L'Italia, ancora oggi, non permette a due persone omosessuali di poter regolarizzare in alcun modo la propria relazione e questo mette i gay e le lesbiche su un piano di oggettiva inferiorità rispetto agli altri cittadini. A cominciare dall'espatrio: ad esempio se un italiano eterosessuale che lavora per una multinazionale è trasferito alla sede di New York anche al coniuge verrà concesso il permesso di soggiorno e dunque si potrà trasferire senza problemi. Per il cittadino italiano omosessuale e il/la compagno/a questo è impossibile, in quanto non si può produrre alcuna certificazione che attesti la relazione e dunque l'immigrazione statunitense non rilascerà il visto per il partner.

Rimanendo in Europa la Direttiva 38 prevede che vengano rilasciati permesso e carta di soggiorno per il partner, anche se dello stesso sesso, in conformità con "il divieto di discriminazione contemplato nella Carta (dei diritti fondamentali) degli Stati membri e senza operare tra i beneficiari della stessa alcuna discriminazione fondata su motivazioni quali sesso (...) o tendenze sessuali."

Il 'coniuge'
Il recepimento della Direttiva spiega che per "familiare" si intende "il coniuge" oppure "il partner che abbia contratto con il cittadino dell'Unione un'unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro" quando via sia equiparazione tra l'unione registrata e il matrimonio. Già questo punto pone un quesito interessante riguardante il 'coniuge': se un tedesco che ha lavorato e contratto matrimonio in Canada con un canadese vuole venire a vivere in Italia, il nostro paese concederà il permesso di soggiorno anche al suo sposo canadese? C'è da ricordare che la Corte di Giustizia europea ha già affermato il fatto che la libera circolazione è uno dei diritti fondamentali dei cittadini dell'UE, per cui l'Italia non può impedire al suddetto tedesco di poter venire a vivere qui, e certamente non lo può costringere a separarsi dalla persona con la quale è sposata. Ma andiamo avanti.
La "relazione stabile"
Ci sono poi anche altri "aventi diritto". Il decreto infatti dice che lo Stato membro ospitante deve agevolare l'ingresso e il soggiorno anche a chi "é a carico o convive, nel paese di provenienza, con il cittadino dell'Unione". Anche al "partner con cui il cittadino dell'Unione abbia una relazione stabile debitamente attestata dallo Stato del cittadino dell'Unione". L'effetto più macroscopico di questa nuova legge sarà che dall'11 di aprile in poi un cittadino europeo che ha una relazione stabile e attestata anche con un cittadino extracomunitario avrà la possibilità di trasferirsi in Italia col proprio partner, mentre gli stessi italiani che sono nella stessa identica situazione (ovvero con partner non europeo) si vedranno negata tale possibilità.

L'ordine pubblico
Ogni Stato membro ospitante deve effettuare un "esame approfondito della situazione personale e giustifica l'eventuale rifiuto del loro ingresso o soggiorno". "Il diritto di ingresso e di soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari, qualsiasi sia la loro cittadinanza, può essere limitato solo per motivi di ordine pubblico o di pubblica sicurezza". Arriverà l'Italia a rifiutare dei permessi di soggiorno a delle coppie gay francesi o danesi perché le considera addirittura delle minacce per l'ordine pubblico? Come reagirebbero i nostri partner europei a una simile, grottesca eventualità?

italiani con meno diritti degli stranieri
Quello che succede con questo recepimento è che, dall'11 aprile in poi, giorno di entrata in vigore della legge, è possibile per un cittadino Ue ricongiungersi col partner extracomunitario. Ma continuerà ad essere impedito a un italiano di farsi raggiungere nel suo stesso paese dal proprio partner. Un gran bel caso di palese discriminazione questa volta messa in atto da uno Stato verso i suoi stessi cittadini, quando omosessuali: impossibilitati a sposarsi, come in Spagna o Olanda, e impossibilitati a poter contrarre un'Unione civile, come in Gran Bretagna. Impossibilitati perfino a vedersi riconosciuta come semplice 'coppia di fatto' convivente, come sarebbe nelle intenzioni dei DiCo, provvedimento di basso profilo che ha tentato di mettere fine a qualche discriminazione ma contro il quale si è scatenata tutta l'intransigente intolleranza dei vertici della chiesa e di gran parte della vecchia classe politica che ci governa. E grazie alla quale siamo ormai rimasti l'unico tra i sei paesi fondatori della Comunità Europea che dalla stessa attinge in abbondanza fondi e finanziamenti, ma continua a negare a parte dei propri cittadini quei diritti civili che già tutti gli altri paesi riconoscono. Non è, crediamo, niente di cui andare orgogliosi.
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sabato, 07 aprile 2007

Telecom, io ti salverò

Leo Sansone,  05 aprile 2007

Il punto     



Il telefono squillò per la prima volta a casa mia nel 1961, 46 anni fa. Il numero era: 378978. Avevo poco più di 6 anni e lo vedevo come uno strumento magico: permetteva di parlare con delle altre persone molto lontane, addirittura a centinaia di chilometri di distanza. Era stupefacente. Non capivo (e continuo a non capire), ma funzionava. Era un apparecchio nero, di plastica, con una cornetta dalle estremità tondeggianti, con un dischetto per comporre i numeri.
Mio padre era contrario all'installazione perché aveva paura delle spese, poi si fece convincere da mia madre. La consegna era severissima: niente telefonate per diletto, solo chiamate essenziali e, in pratica, al paese dei miei nonni per sapere come stavano. Si chiamava da Roma tramite il centralino perché la teleselezione non esisteva ancora. Le telefonate, comunque, dovevano essere brevi, brevissime. Il termine "interurbane" incuteva timore, perché significava tariffe alte per chiamare fuori città. La mia era una famiglia di lavoratori, persone immigrate dal sud Italia, e c'era grande attenzione al lavoro e al risparmio.


Ma il telefono, sistemato su un tavolino nero, con sotto un centrino ricamato a mano, era un motivo di vanto, anche se era vietata l'ostentazione. Era il 1961, la Repubblica coniava le 500 lire d'argento per commemorare i 100 anni dell'unità d'Italia, e la mia famiglia stava cambiando, la società stava cambiando. Erano gli anni del boom economico, del reddito nazionale che cresceva del 7% l'anno, ritmi cinesi, mai più raggiunti. L'anno seguente sarebbe decollato il primo governo di centrosinistra, quello di Amintore Fanfani, con l'ingresso del Psi nella maggioranza. Mio padre nel 1959 aveva comprato una Fiat Topolino usata; dopo venne il telefono (Teti Iri), arrivò il televisore (Indesit), quindi la lavatrice, il frigorifero (entrambe Ignis). E io mi ripromettevo di spuntare una macchina da scrivere portatile (Olivetti).
Automobile, telefono ed elettrodomestici, i simboli del made in Italy, della modernizzazione della società, della masse che sottraevano spazio all'élite.

Ora mi vogliono, ci vogliono, vendere la Telecom (erede della Teti e della Sip) agli stranieri: è inaccettabile. Va sbarrata la strada agli americani, ai messicani, ai tedeschi, agli spagnoli, ai francesi (ne ho dimenticato qualcuno?) che vogliono impadronirsi della Telecom-Tim. Marco Tronchetti Provera si è stancato, vuole realizzare 3-4 miliardi di euro dalla vendita e tornare a produrre pneumatici Pirelli? Bene. Rimbocchiamoci le maniche e organizziamo noi una "cordata tricolore". Non è possibile per l'Italia perdere anche il settore strategico delle telecomunicazioni, dopo aver ceduto ai gruppi multinazionali o fatto fallire gloriosi gruppi industriali (Olivetti e Montedison sono i primi nomi che mi vengono in mente). Del resto già tutte le società di telefonini, esclusa la Tim, sono già di proprietà di gruppi britannici (Vodafone), cinesi (3) o egiziani (Wind).
Si tratta di un mercato enorme: noi siamo dei telefonatori folli, in Italia ci sono 65 milioni di cellulari e 20 di telefoni fissi. Cari colleghi e compagni di aprileonline, organizziamo "una cordata italiana" e compriamo da Tronchetti Provera la Telecom. Mettiamo mano ai portafogli. Costa troppo? Vale tanto. Ha 23 miliardi di euro di ricavi, 2,3 miliardi di utile netto, il 40,3% del mercato dei cellulari e il 78% della telefonia fissa. Certo ha anche 39,5 miliardi di debiti e 84.376 dipendenti ai quali garantire un futuro, ma non si può avere tutto dalla vita.

Del resto possiamo prendere ad esempio gli Agnelli, il tandem Colaninno-Gnutti e Tronchetti Provera. Compriamo facendoci prestare i soldi dalle banche. Il primo governo Prodi nel 1996 vendette ai proprietari della Fiat la Telecom, che poi fu "scalata" nel 1999 dai "capitani coraggiosi" (come furono chiamati da Massimo D‘Alema allora presidente del Consiglio), poi nel 2001 arrivò il presidente della Pirelli. Tutti rischiarono ben pochi capitali, acquistarono il gruppo tramite giganteschi prestiti con le banche e poi uscirono dall'operazione, rivendendo a prezzi superiori di almeno il 50%. E' quello che vuol fare anche Tronchetti Provera (intanto i clienti pagano bollette salate, anche facendo ben poche chiamate dal fisso). Ma vuol vendere agli americani, ai messicani, ai tedeschi, agli spagnoli, ai francesi, forse ai russi. A chissà chi, purché paghi quasi 3 euro ad azione.

E gli imprenditori italiani? Latitano. Del resto Tronchetti Provera e i Benetton sono i padroni che vogliono vendere, la Fiat degli Agnelli sta appena risalendo la china della ripresa dopo aver rischiato il fallimento, Marzotto vuol fare solo vestiti, i Merloni lottano per continuare a produrre lavatrici e frigoriferi, Della Valle è impegnato con le scarpe, i Barilla sono concentrati sulla pasta e sui biscotti (e fanno bene visto com'è finita la Parlamat, la Buitoni e la Cirio-De Rica). Roberto Colaninno sta sul ponte di comando della Piaggio e nessuno lo chiama per la seconda volta. Mi sforzo, ma altri nomi non mi vengono in mente. Ah, c'è Carlo De Benedetti che è un maestro nel demolire gruppi industriali (vedi l'Olivetti) o nelle incursioni finanziarie (acquisì con poco la Buitoni e la Omnitel che vendette dopo poco tempo con lauti guadagni), ma adesso sembra interessato soprattutto all'acquisto dell'Alitalia.

Certo c'è Silvio Berlusconi, ma è troppo impegnato. E' mobilitato a riscattare il centrodestra dalla sconfitta subita nelle elezioni politiche dello scorso anno dal centrosinistra (appena 24 mila voti in meno di Romano Prodi) ed è indaffarato a guidare l'impero Fininvest (televisioni, banche, assicurazioni, cinema, giornali, libri). Fedele Confalonieri, lo scorso 15 marzo, ha ammesso che Mediaset sarebbe interessata ad una sinergia con la Telecom, ma, ha sottolineato: "Non ce la faranno fare mai". Il Cavaliere è ingiustamente penalizzato dai vetero liberali e dai vetero socialisti perché, essendo il proprietario di Mediaset, è accusato di concentrare un enorme potere politico, economico e televisivo nelle sue mani.
Non mi sembra giusto, garantiamo noi per lui. Lanciamo "una cordata italiana" con al centro aprileonline, coinvolgiamo un'azionariato popolare (i lettori del nostro giornale, gli abbonati alla Rai, gli operai di Mirafiori, gli autoferrotranvieri lombardi, i dipendenti del Policlinico di Roma, gli studenti dei licei siciliani, gli iscritti ai sindacati pensionati Cgil-Cisl-Uil) e poi allarghiamo l'impresa a Berlusconi. Il Cavaliere potrebbe essere un socio di minoranza, potrebbe portare i programmi televisivi Mediaset in esclusiva sui cellulari e sui telefoni fissi, tramite micro video. Potrebbe assicurare la capacità manageriale, i contenuti tv e le nuove tecnologie digitali e satellitari. Sarebbe un grande successo. Colleghi e lettori di aprileonline, pensateci, aderite alla "cordata italiana".
"Io ti salverò", era il titolo di un film di Alfred Hitchcock, carico di tensione e di passione. Telecom, io ti salverò.

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